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L'Auto pronta a marciare su Bruxelles

Bonometti (Omr): "In bilico altri 400mila posti". Baroni (Ngv): "Andremo in piazza"

 L'Auto pronta a marciare su Bruxelles
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Il settore automotive si trova in uno stato di profonda depressione e ad ammetterlo sono gli stessi addetti ai lavori. Le ragioni: perdita di competitività, concorrenza cinese sempre più forte e politica europea inesistente. Cosa fare? I recenti annunci made in Ursula von der Leyen riguardano provvedimenti tampone, giudicati insufficienti, che richiedono una rapida e pragmatica revisione. Ecco allora farsi strada l'organizzazione di una marcia su Bruxelles allo scopo di manifestare pubblicamente il disappunto per come è stato ridotto il da sempre riconosciuto fiore all'occhiello dell'industria europea.

È quanto è emerso al recente #ForumAutoMotive, svoltosi a Milano, evento che da anni riunisce i vertici delle associazioni automotive, industriali, sindacalisti ed esponenti della politica. Ed è stata Maria Rosa Baroni, presidente di Ngv Italy, che raggruppa le più importanti aziende operanti nei carburanti alternativi, a rilanciare con forza l'idea della marcia su Bruxelles, iniziativa tra l'altro sposata tempo fa da Roberto Vavassori, presidente di Anfia (filiera italiana automotive) sulla necessità di «scendere in piazza per salvare l'industria». «Unire le forze e fare sinergia fra tutti noi», il nuovo appello lanciato dalla presidente Baroni. L'industriale Marco Bonometti, a capo della multinazionale bresciana

Omr e già presidente di Confindustria Lombardia, ha sottolineato come «dall'approvazione del Green Deal oltre 100mila posti di lavoro sono già stati persi nella filiera automotive europea, con la previsione di altri 400mila nei prossimi mesi, in particolare nella componentistica». «Alla radice del problema - ha aggiunto - vi è l'assenza di una vera politica industriale europea. A differenza di Usa e Cina, che stanno sostenendo attivamente i propri sistemi produttivi, l'Europa continua a fare leva principalmente sulle regole, senza strumenti efficaci di tutela della produzione interna, incentivi alla localizzazione, politiche adeguate alla transizione della forza lavoro e un quadro energetico competitivo. Il rischio? Delocalizzare intere filiere. Senza industria non c'è occupazione e senza occupazione non c'è futuro per l'Europa».

Uno scenario prossimo di avverarsi alla luce del report di AlixPartners, presentato a #ForumAutoMotive, secondo cui entro il 2030 la quota di mercato del Dragone salirà dall'attuale 9 al 13 percento. «In Europa - ha spiegato Emanuele Cordone (AlixPartners) - persiste una condizione di sovraccapacità produttiva destinata a intensificarsi, anche alla luce della progressiva localizzazione dei produttori cinesi, con un conseguente aumento della pressione competitiva. La filiera sarà così messa sotto pressione dall'arrivo anche dei fornitori cinesi abituati a operare con strutture molto snelle e focalizzate su rapidità ed efficienza».

Un quadro allarmante, insomma, che continua a vedere Bruxelles, viste le responsabilità precise, prendere continuamente tempo a difesa di interessi

politici. Guido Guidesi, assessore lombardo allo Sviluppo economico ed ex presidente dell'Alleanza tra le Regioni automotive europee: «Non vorrei che in futuro venisse fuori che quello che facevamo in Europa sarà fatto ancora, ma dai cinesi».

Dopo gli agricoltori è toccato ai sindacati metalmeccanici europei manifestare davanti alla sede dell'Ue.

«Se l'Europa ha trovato il modo di derogare alle spese militari, dovrebbe fare lo stesso per gli investimenti industriali», così Ferdinando Uliano (Fim-Cisl). E ora potrebbe essere la volta delle associazioni automotive. «Abbiamo bisogno della compattezza di tutto il settore a nostro sostegno», l'invito dell'eurodeputato Carlo Fidanza.

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