Transizione energetica

Le rinnovabili sono la chiave per la sovranità energetica

EnergRed prevede che l'Italia possa arrivare nei prossimi decenni a una quota del 60% di generazione energetica soddisfatto con fonti interne. Oggi siamo al 23%

L'autonomia energetica italiana? In continuo aumento con le rinnovabili

La transizione energetica può spingere l'autonomia italiana in campo di riduzione della dipendenza da terze parti: ad oggi il nostro Paese produce poco meno di un quarto dell'energia da lui consumato ma può migliorare le prestazioni. Lo riporta una recente ricerca EnergRed secondo cui con il 23% dell'energia consumata prodotta sul fronte interno il nostro Paese è "quintultimo in Unione Europea", dato che "Performance peggiori si riscontrano solo a Malta (3%), Lussemburgo (5%), Cipro (7%) e Belgio (22%)". Allo stesso tempo, tuttavia, "l'Italia è —insieme alla Spagna— uno dei due Paesi più favoriti in termini di esposizione al sole" e vede dati che fanno ben sperare.

Secondo EnergRed "negli ultimi 20 anni, inoltre, l’autonomia energetica italiana ha fatto registrare un miglioramento maggiore rispetto a quello registrato negli altri Paesi dell’Unione Europea e questo ci fa molto sperare per gli anni a venire. La riduzione della dipendenza dall'estero, pari al 9%, è quintupla rispetto a quello della Spagna (1,8%) e fa segnare valori più che doppi rispetto a quello della Francia (3,7%).

In questo inverno complesso Roma è in lotta per risolvere la sfida del gas senza dover dipendere dall'intacco delle riserve strategiche; programma un futuro in cui, come ha riportato anche Cassa Depositi e Prestiti, gas e rinnovabili possono giocare un ruolo importante congiunturalmente; si trova strutturalmente in crescita nell'utilizzo delle fonti pulite. I dati del Ministero della Transizione Ecologica, che su queste colonne abbiamo citato a profusione, mostrano che nel 2021 le rinnovabili hanno accelerato nel loro impatto sulla transizione energetica italiana e hanno garantito il risparmio di 27,665 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio in termini di generazione (+1,18%), contribuendo al 19,5% della produzione nazionale.

Lecomunità energetiche, politiche come l'agrivoltaico, lo sfruttamento del geotermico, una gestione accorta dell'idroelettrico e i parchi eolici offshore sono o stanno diventando realtà, favoriti dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). E per la ricerca EnergRed la prospettiva di uno sviluppo delle rinnovabili è tale da lasciar pensare che molti margini di crescita siano ancora da esplorare. Il fotovoltaico sarebbe, in quest'ottica, in grado di aggiungere 126 GW di potenza, sei volte la disponibilità attuale, 84 dei quali tra Lombardia, Sicilia e Puglia. EnergRed aggiunge poi che 26 GW ulteriori sono potenzialmente estraibili dalla crescita di 2,5 volte della generazione dell'eolico "con tre regioni sul podio: Sicilia, Puglia e Sardegna, che messe insieme rappresentano il 62% dell'opportunità di sviluppo legata all’eolico". Con 6 GW ulteriori il tema dell'idroelettico può conoscere una crescita del 25%, concentrata sull'arco alpino, dal Piemonte all'Alto Adige, anche se in quest'ottica va ricordato che oltre alla disponibilità effettiva si apre anche la questione sulla gestione dei bacini e su dinamiche atmosferiche come la piovosità. Quasi 160 GW aggiuntivi che potrebbero, dunque, accelerare la transizione a livelli mai visti.

Qualora tutte queste politiche fossero avviate fino in fondo EnergRed prevede che l'Italia possa arrivare nei prossimi decenni a una quota del 60% di generazione energetica soddisfatto con fonti interne. E il report non parla, concentrandosi sullo stato dell'arte delle tecnologie a disposizione, di risorse più in bilico ma su cui la discussione è aperta quali il nucleare civile, su cui andrebbe chiaramente aggiunta nel caso la questione della filiera dell'uranio di importazione estera. Ci sono poi prospettive legate ai progetti già approvati ma che devono ancora essere abilitati. Come ricorda Legambiente che ha manifestato a Roma il 15 novembre con la Rete delle Comunità energetiche solidali, Kyoto Club, Free, Next, ad esempio "su 100 comunità energetiche mappate fino a giugno 2022 appena 16 sono riuscite a completare l'iter di attivazione presso il Gse (Gestore dei servizi energetici) e di queste solo tre hanno ricevuto i primi incentivi statali". Il Ministro dell'Ambiente e della Sovranità Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha promesso 2,2 miliardi di investimenti in tal senso e la promozione dei decreti attuativi e a margine dell'incontro con John Kerry al Cop27, lo stesso giorno della protesta Legambiente, ha dichiarato che "quest'anno ad agosto eravamo già a 5,5 gigawatt autorizzati" per nuovi impianti di rinnovabili contro gli 1,5 dell'intero 2021 "e alla fine dell'anno possiamo arrivare a 7, o anche a 10". Una svolta che va nella direzione giusta. Ma non rappresenterebbe che un primo passo verso la sovranità energetica, necessariamente da far sovrapporre alla transizione verso le rinnovabili.

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