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Negozi vuoti, un danno al Pil e ai cittadini

In un'economia di mercato c'è da annoverare la possibilità che un'attività commerciale non riesca a reggere nel tempo e questo rientra tra i rischi imprenditoriali di avviare un'impresa

Negozi vuoti, un danno al Pil e ai cittadini
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Periodicamente e senza sorprese si aggiorna la contabilità della chiusura di punti vendita di prossimità. Confcommercio parla, e non da oggi, di emergenza perché, a detta del suo presidente Carlo Sangalli, tale desertificazione commerciale delle aree urbane significa «meno servizi e meno sicurezza». L'ultimo aggiornamento fotografa così la situazione: tra il 2012 e il 2025 hanno cessato l'attività 156mila negozi al dettaglio e ambulanti con, nel 2025, un tasso di crescita delle chiusure del 3,1%. Nel 2024 era stato del 2,2%. Le ragioni che determinano il fenomeno della saracinesca abbassata definitivamente possono essere le più diverse.

In un'economia di mercato c'è da annoverare la possibilità che un'attività commerciale non riesca a reggere nel tempo e questo rientra tra i rischi imprenditoriali di avviare un'impresa. Tuttavia chi ha responsabilità di amministrazione urbana è chiamato a garantire che le attività dei punti vendita si svolgano in contesti disciplinati da poche, ma rigorose, regole nella consapevolezza che il buon funzionamento urbano viaggia di pari passo con lo sviluppo economico. Ad esempio, è un problema se lavori legati alla viabilità si protraggono ben oltre gli impegni dichiarati. Questo è un disservizio che ha penalizzato non poco i negozi tradizionali con gli effetti che purtroppo sono raccontati dai numeri. Vedere lungo una strada più negozi desolatamente chiusi è un fatto che deve far riflettere. Anche perché, spesso, quei locali sono vuoti da tempo e ciò certifica la complessità del problema. Il tema di come riutilizzarli deve essere nelle agende di chi ha compiti di politica amministrativa come delle associazioni di categoria. Accettare lo status quo quasi con rassegnazione, come inevitabile processo di mutazione nel rapporto tra distribuzione e consumatori è un segno di preoccupante decadenza.

E di scarsa considerazione delle esigenze dei cittadini, specie della fascia d'età più avanzata. Tanto più quando a cessare le attività sono i negozi delle periferie e, soprattutto, quelli delle aree interne del Paese. In questi casi possiamo parlare di veri e propri traumi sociali.

www.pompeolocatelli.it

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