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Transizione 5.0: Casasco, necessarie soluzioni per la piena fruibilità dei crediti di imposta

Fondi sbloccati per le imprese rimaste in attesa sul credito d’imposta Transizione 5.0, ma il vincolo di utilizzo entro il 2026 rischia di penalizzare chi non ha capienza fiscale, riaprendo il nodo sulla possibilità di sfruttare il beneficio negli anni successivi

Transizione 5.0: Casasco, necessarie soluzioni per la piena fruibilità dei crediti di imposta
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“Il DL 38/2026 (modificato dal DL 42, entrambi in corso di esame al Senato), risolvono quasi integralmente, la questione "esodati", relativa alle aziende che avevano maturato diritto al credito d'imposta Transizione 5.0 per investimenti del 2025 ma erano rimaste in lista d'attesa per esaurimento di risorse”. Lo ha dichiarato Maurizio Casasco, deputato di Forza Italia e responsabile del dipartimento Economia discutendo una sua interrogazione in XX Commissione alla Camera con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, rappresentato dal viceministro Valentino Valentini.
“Grazie allo stanziamento di 1302 milioni di euro per il 2026 – ha proseguito - vengono soddisfatte tutte le istanze presentate tra il 6 e il 27 novembre 2025, che avevano ricevuto dal GSE la conferma di ammissibilità tecnica degli investimenti, accompagnata però dalla comunicazione dell’avvenuto esaurimento dei fondi. Tuttavia, il decreto vincola l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta al solo anno 2026, e le imprese che non dispongono di sufficienti imposte o contributi da versare rischiano di perdere una parte del credito spettante. Le aziende prive di adeguata capienza fiscale nel 2026, infatti, non potrebbero riportare il credito residuo agli anni successivi fino al suo completo utilizzo, con una penalizzazione evidente rispetto a quanto previsto dalla disciplina originaria. Le regole del Piano Transizione 5.0, nella loro formulazione iniziale – ha spiegato ancora Casasco - prevedevano infatti che il credito non utilizzato entro il 31 dicembre 2025 potesse essere fruito in cinque quote annuali di pari importo. Lo stesso DL 38/2026 prevede inoltre l’applicazione della normativa originaria per tutto ciò che non è espressamente modificato, ivi compresa la possibilità di fruizione del beneficio su più annualità”. Casasco ha chiesto quindi al Ministero quali siano le effettive prospettive per le imprese interessate, alla luce dell’evidente necessità di non tradire il loro legittimo affidamento.
Nell’interrogazione sono state avanzate anche possibili soluzioni: “poiché lo stanziamento di 1.302 milioni di euro è commisurato all’ammontare complessivo delle richieste presentate, si potrebbe infatti ipotizzare, oltre alla possibilità di utilizzare il credito d’imposta negli anni successivi secondo quanto previsto dalla norma originaria, anche la cessione del credito o il suo trasferimento nell’ambito del consolidato fiscale, all’interno del medesimo gruppo societario. Per tutte queste soluzioni, rispetto alla finanza pubblica – ha sottolineato Casasco - si tratterebbe solamente di prevedere solamente lo spostamento di una posta da un anno all’altro”. Alla risposta del Ministero, che ha confermato come la questione sia seguita dal MEF in raccordo con il Mimit, Casasco ha richiamato l’esigenza di assicurare alle imprese investitrici la certezza dell’applicazione della norma originaria, in coerenza con gli investimenti già effettuati e con la fiducia che deve contraddistinguere il rapporto con le istituzioni.

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