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Trump fa perno sulle stablecoin, allarme raccolta nelle banche Usa

Alcuni operatori promettono rendimenti dell’8%

 Trump fa perno sulle stablecoin, allarme raccolta nelle banche Usa
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Le grandi banche americane guardano con crescente preoccupazione alla strategia della Casa Bianca che punta a favorire la diffusione delle stablecoin come leva per rafforzare il ruolo internazionale del dollaro e sostenere indirettamente la domanda di titoli del Tesoro americano.

L’idea, sostenuta da Donald Trump, è relativamente semplice: trasformare gli emittenti di stablecoin - le criptovalute ancorate al dollaro - in nuovi compratori di Treasury a breve termine. Per garantire la stabilità del valore dei token digitali, infatti, questi operatori devono detenere riserve liquide, spesso investite proprio in titoli di Stato statunitensi. In questo modo, secondo la visione dell’amministrazione Trump, l’espansione delle valute digitali private potrebbe rafforzare la centralità globale del dollaro e al tempo stesso creare una nuova fonte di domanda per il debito federale. Un meccanismo che, nelle intenzioni di Washington, contribuirebbe ad assorbire parte delle enormi emissioni di Treasury previste nei prossimi anni. Il piano, però, mette in allarme il settore bancario. Per decenni gli istituti

americani hanno potuto contare su una base di depositi a basso costo. I conti correnti negli Stati Uniti hanno infatti offerto per lungo tempo rendimenti molto modesti, consentendo alle banche di raccogliere liquidità quasi gratuita da utilizzare per finanziare prestiti a famiglie e imprese.

L’equilibrio potrebbe cambiare con la diffusione delle cosiddette stablecoin con rendimento. Alcuni operatori del settore promettono ritorni compresi tra il 4% e l’8% annuo. Se questi strumenti dovessero diffondersi su larga scala, fino a 6.600 miliardi di dollari di depositi potrebbero gradualmente uscire dal sistema tradizionale e migrare verso i cosiddetti wallet digitali. Un drenaggio di questa portata ridurrebbe le risorse a disposizione delle banche per l’erogazione del credito, con possibili ricadute sull’economia reale. Resta, inoltre, incerto l’effettivo contributo delle stablecoin al finanziamento del debito pubblico americano. Nel solo 2026 il Tesoro Usa dovrà collocare circa 10mila miliardi di dollari di titoli tra nuove emissioni e rifinanziamenti. L’intero mercato globale delle stablecoin vale oggi poco più di 300 miliardi

di dollari. Anche i principali emittenti restano piccoli rispetto alla dimensione del debito federale. Il gruppo Tether, leader del settore, detiene oltre 135 miliardi di dollari in Treasury: una cifra rilevante per il mondo delle criptovalute ma modesta se confrontata con un debito pubblico statunitense che ha ormai superato i 30mila miliardi di dollari.

La scommessa sulle stablecoin rischia di aprire un nuovo fronte competitivo senza garantire, almeno

per ora, benefici macroeconomici proporzionati. Una trasformazione potenzialmente profonda dell’ecosistema finanziario che Washington sembra pronta a incoraggiare, ma che il sistema bancario osserva con crescente cautela.

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