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Cilia Flores, la “prima combattente” di Caracas: il potere nell’ombra accanto a Maduro

Dalla guida del Parlamento all’Assemblea Costituente, passando per scandali familiari e sanzioni internazionali: chi è la first lady che ha influenzato gli equilibri del potere venezuelano

Cilia Flores, la “prima combattente” di Caracas: il potere nell’ombra accanto a Maduro
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Nel sistema politico venezuelano, fino al 3 gennaio scorso esisteva una figura che, pur evitando sistematicamente l’esposizione diretta, era considerata da osservatori internazionali una delle più influenti dell’era post-chavista. Cilia Flores, moglie del presidente Nicolás Maduro, rappresenta un caso atipico di first lady: non una presenza simbolica, ma una dirigente politica con un passato istituzionale solido e un ruolo di primo piano. Come sottolinea oggi Costantino Pistilli, infatti, non si è mai definita Primera Dama, bensì Primera Combatiente.

Avvocato di formazione, Flores entra nella vita pubblica molto prima dell’ascesa di Maduro alla presidenza. Il suo percorso si sviluppa all’interno del chavismo sin dagli anni in cui Hugo Chávez consolida il proprio progetto politico. Eletta deputata, diventa presidente dell’Assemblea Nazionale dal 2006 al 2011, primo caso di una donna alla guida del Parlamento venezuelano. È un periodo cruciale, segnato da una crescente polarizzazione politica e da riforme istituzionali che rafforzano l’esecutivo. In quegli anni Flores acquisisce una reputazione di dirigente leale e disciplinata, capace di difendere la linea del governo nei momenti di maggiore conflitto con l’opposizione.

Nel 2012 viene nominata procuratrice generale della Repubblica, incarico che mantiene fino al 2013. Anche se breve, questa esperienza le consente di completare un profilo istituzionale raro nel panorama politico venezuelano, avendo occupato posizioni di vertice nei tre principali ambiti del potere: legislativo, giudiziario ed esecutivo, quest’ultimo in forma indiretta attraverso la sua vicinanza al futuro presidente. Quando Maduro vince le elezioni dopo la morte di Chávez, Flores arriva al palazzo presidenziale non come figura decorativa, ma come parte integrante del nucleo decisionale.

Negli anni successivi, mentre il Venezuela entra in una fase di crisi economica profonda, proteste di massa e isolamento internazionale, Flores mantiene un ruolo costante accanto al presidente. Nel 2017 viene eletta all’Assemblea Nazionale Costituente, l’organo creato dal governo per aggirare il Parlamento allora controllato dall’opposizione. La Costituente diventa uno dei principali strumenti di riorganizzazione del potere statale, e la presenza di Flores al suo interno rafforza la percezione di un coinvolgimento diretto nelle scelte strategiche del regime.

La sua figura assume una dimensione ancora più controversa sul piano internazionale a partire dalle vicende giudiziarie che coinvolgono due suoi nipoti, arrestati negli Stati Uniti nel 2015 e condannati nel 2017 per reati legati al traffico di droga. Le sentenze non attribuiscono responsabilità penali a Flores, ma il caso ha un forte impatto simbolico, alimentando il dibattito globale su corruzione, nepotismo e collusioni all’interno dell’élite venezuelana. Da quel momento, il suo nome diventa ricorrente nei reportage e nelle analisi che descrivono il potere chavista come un sistema fortemente personalizzato e familiare.

Negli anni più recenti, Cilia Flores compare anche nei documenti ufficiali legati alle sanzioni statunitensi, che fanno riferimento a una rete di relazioni politiche e familiari considerate parte integrante del sistema di Maduro. Anche in questo caso non si tratta di condanne giudiziarie, ma di misure politiche che riflettono la lettura di Washington sul funzionamento del potere a Caracas. La first lady ha sempre respinto le accuse, denunciando una strategia di pressione internazionale contro il governo venezuelano.

Nonostante le polemiche, Flores resta una figura centrale nella narrazione del chavismo contemporaneo, perfino nelle ore più complesse del marito, non più come moglie ma come complice agli occhi della giustizia americana.

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