Leggi il settimanale

Non solo Venezuela e Groenlandia: ecco i prossimi obiettivi della dottrina "Donroe" di Donald Trump

La nuova amministrazione Trump rilancia e radicalizza la dottrina Monroe, rivendicando il controllo dell’emisfero occidentale. Dalla Groenlandia a Cuba e Panama, cresce una postura Usa più assertiva contro Cina e Russia

Non solo Venezuela e Groenlandia: ecco i prossimi obiettivi della dottrina "Donroe" di Donald Trump
00:00 00:00

La nuova amministrazione Trump sta mettendo in pratica una politica estera incentrata sul recupero della dottrina Monroe.

Nel 1823 il presidente degli Stati Uniti James Monroe stabilì che le potenze coloniali europee non dovessero interferire nel continente americano. Si trattava di una dottrina prettamente difensiva: gli Usa avrebbero reagito alle influenze esterne di qualsiasi tipo nel proprio intorno geografico. Successivamente il presidente Theodore Roosevelt modificò questa postura politica nel 1904, aggiungendo la possibilità per gli Stati Uniti di intervenire direttamente con la forza militare nel continente americano e ora presidente Trump ha ulteriormente spostato la soglia di intervento con l’azione in Venezuela, riservandosi il diritto di decidere l’assetto politico di una nazione americana in modo diretto.

La presidenza ha messo per iscritto questa volontà politica nella nuova strategia di sicurezza nazionale rilasciata lo scorso dicembre, dove si afferma che l'intero emisfero occidentale, sostanzialmente, deve essere regolato dagli Stati Uniti. Ecco quindi spiegate le mire espansionistiche statunitensi verso la Groenlandia, considerata appartenente alla sfera di influenza Usa per via della sua posizione geografica che è strategica non solo per il controllo dei mari artici, che sono fondamentali nella dottrina di sicurezza statunitense in funzione della proiezione indo-pacifica, ma anche per via della presenza di minerali essenziali, di nuove rotte di navigazione strategiche, e per il controllo dello spazio.

Quella che è stata giornalisticamente definita la dottrina “Donroe”, molto probabilmente non si limiterà alla Groenlandia, ma si spingerà oltre risolvendo anche alcune questioni annose per quanto riguarda la sicurezza strategica degli Stati Uniti.

Una di esse è sicuramente Cuba. L'isola caraibica da sempre é nel mirino di Washington, sia perché non è allineata politicamente ai suoi interessi, sia per la sua posizione geografica molto vicina alle coste meridionali degli Stati Uniti. Proprio la sua posizione geografica ha fatto sì che la Repubblica popolare cinese si sia interessata molto a Cuba. Sappiamo infatti che Pechino sta costruendo o rimettendo in funzione sull'isola alcune stazioni di monitoraggio dei segnali. ovvero delle stazioni di spionaggio elettronico. Inoltre, la Russia nell'ultimo periodo si è fatta rivedere in quel di Cuba, inviando unità navali militari di superficie e sottomarine destando una certa preoccupazione nel Pentagono.

Anche Panama potenzialmente ha tutte le carte in regola per rientrare in una politica Usa più aggressiva nei suoi confronti. Sebbene Washington sia riuscita ad arginare la penetrazione cinese che stava mettendo le mani sul vitale Canale, questo rappresenta un precedente che la presidenza intenderà scongiurare per sempre. Gli Stati Uniti infatti sono la talassocrazia per eccellenza, e nel controllo dei mari, quindi anche dei vari punti di strozzatura tra cui anche il canale di Panama, risiede il fulcro della propria politica di sicurezza.

Tornando a questioni più “fredde” ma solo per via della latitudine, non è detto che Trump si fermi alla Groenlandia. Anche l'Islanda potrebbe vedere delle rivendicazioni simili a quelle fatte dal presidente sulla Groenlandia. La piccola isola nordica infatti non ha delle proprie forze armate eccezion fatta per un corpo di guardia costiera numericamente anche molto piccolo punto la sua difesa viene delegata infatti in toto alla NATO e proprio l'alleanza atlantica ha in Islanda un'importante base aeronavale vicino alla sua capitale. A partire dal 2008, quando la Russia ha ricominciato a effettuare i propri pattugliamenti con i bombardieri e pattugliatori marittimi, gli Stati Uniti insieme agli alleati hanno ricominciato a trasportare i propri assetti in Islanda per monitorare l'attività russa. In ogni caso l'isola è praticamente sguarnita davanti a un possibile attacco o penetrazione di qualche tipo, in quanto i presidi militari sebbene permanenti non sono numericamente consistenti e l'Islanda è posizionata strategicamente al centro del passaggio obbligato tra i mari artici e l'Atlantico del Nord attraversato obbligatoriamente da tutte le unità navali russe che partono da i porti di Severomorsk e Murmansk.

Azzardiamo che, sempre per via della propria posizione geografica, anche le isole Svalbard siano a rischio.

Guardando una carta geografica notiamo come queste siano posizionate sempre in una area strategica per quanto riguarda il controllo dei mari artici e anch'esse, come l'Islanda, oltre a essere sostanzialmente disabitate sono prive di qualsiasi tipo presidio militare, trovandosi a essere, per giunta, non troppo distanti dalla Russia, che come sappiamo negli ultimi 10 anni sta recuperando vigorosamente le proprie posizioni nell'Artico di sua pertinenza costruendo infrastrutture civili e basi militari.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica