Politica estera

Due spie pizzicate a Berlino. Condannato un inglese e il tedesco spiffera la posizione degli Himars

Due spie pizzicate a Berlino. Condannato un inglese e il tedesco spiffera la posizione degli Himars

Due spie russe a Berlino. Come ai tempi del Muro, in queste settimane la capitale della Germania è tornata ad essere capitale dello spionaggio. La prima era una talpa, tanto più pericolosa perché infiltrata in seno al Bundesnachrichtendienst (Bnd), l’agenzia di intelligence esterna della Repubblica federale tedesca. Identificato come Carsten L. e arrestato lo scorso 21 dicembre, l’uomo era stato reclutato dai russi per trasmettere i dati Gps ottenuti dai sistemi missilistici a lancio multiplo Himars e dal sistema di difesa aerea Iris-T inviati a Kiev.
Lo ha rivelato lo Spiegel aggiungendo che per «oliare» i servizi della spia doppiogiochista Mosca si sarebbe servita dell’uomo d’affari tedesco-russo Arthur E. Per non far esporre Carsten era Arthur a occuparsi di recapitare ai servizi russi le informazione raccolte dalla talpa. Una talpa nelle cui tasche la polizia tedesca avrebbe rinvenuto somme milionarie. Anche Arthur E. è stato arrestato, spiega ancora lo Spiegel, le cui fonti hanno poi chiarito che i servigi prestati dalla spia sarebbero stati inutili perché l’uomo non aveva accesso ai dati richiesti da Mosca.
Sempre legata a Berlino è la storia dello scozzese David Smith. Arrestato ad agosto 2021, il 58enne Smith lavorava nella sicurezza dell’ambasciata britannica nella capitale tedesca. Venerdì la corte londinese dell’Old Baileys lo ha riconosciuto colpevole di tradimento comminandogli una pena detentiva a 13 anni e due mesi. Un video fatto circolare in rete dai media britannici ritrae l’uomo che, seduto al computer nel gabbiotto all’ingresso della sede diplomatica, fotografa con il cellulare lo schermo che ha davanti. Secondo l’accusa, Smith, che dopo il suo arresto era stato estradato dalla Germania nel Regno Unito, aveva cominciato a raccogliere informazioni sensibili nel 2018 e lo avrebbe fatto non per soldi ma perché mosso, da un lato, dalla sua ammirazione per il presidente russo Vladimir Putin, dall’altro per il suo odio per il suo stesso Paese. Circostanze confermate durante il processo: il giudice che ha bollato il 58enne ex militare della Raf quale «traditore al servizio della Russia» ha confermato che gli agenti di Mosca gli avrebbero versato somme modeste o comunque «non tali da cambiargli la vita». La corte gli ha contestato l’invio di due lettere ad alti ufficiali dell’ambasciata russa a Berlino: in una di questa l’addetto alla sicurezza avrebbe svelato l’identità di un agente britannico che aveva operato in Russia e altri dettagli su suoi colleghi. Per farlo cadere in trappola i britannici hanno usato due agenti provocatori che, identificatisi come russi, lo avrebbero spinto ad affermare che si sarebbe trasferito volentieri in Russia o nel Donbass, la regione separatista ucraina.
«Lei era pienamente consapevole che se questi documenti fossero finiti nelle mani sbagliate, avrebbero potuto danneggiare gli interessi britannici o costituire una minaccia per i suoi colleghi all’ambasciata britannica», lo ha apostrofato il giudice Wall, secondo cui l’unica attenuante «risiede unicamente nella sua buona reputazione». E tuttavia con le sua «attività sovversive» Smith avrebbe procurato «danni tangibili e accertabili». L’uomo potrà decidere se scontare la pena nel Regno Unito o, poiché è stato estradato, in Germania. Una scelta non facile: ai due finti russi che lo hanno incastrato Smith aveva svelato: «Non mi fido dei bastardi per cui lavoro», ma non mi va neppure «di stare in Germania, intrappolato in questa terra di bastardi nazisti».

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