Molte indagini su latitanti di primo piano hanno avuto origine da relazioni sentimentali. Dall’Italia al Messico agli Stati Uniti, in diversi Paesi investigatori e magistrati hanno ricostruito spostamenti e nascondigli seguendo compagne, amanti o donne in qualche modo legate ai ricercati. Un elemento ricorrente che ha contribuito alla cattura di boss mafiosi e narcotrafficanti, l’ultimo caso è stato quello de El Mencho.
In Messico l’operazione contro Nemesio Oseguera Cervantes, capo del Cártel Jalisco Nueva Generación, è partita proprio dall’analisi dei contatti di una relazione riservata. Monitorando quella cerchia, gli investigatori sono arrivati a localizzarlo a Tapalpa. Come ormai noto, durante il tentativo di fuga è rimasto gravemente ferito ed è morto. Una fine, quella del narcos, che ricorda molto da vicino quelle di altri boss criminali.
In Italia episodi simili a quello de El Mencho si sono verificati più volte. Nel 1993 Vincenzo “Cecè” Sorce, esponente della mafia palermitana, fu arrestato dopo che gli agenti avevano pedinato la sua amante fino al covo. Nel 2002, ricorda Repubblica, Salvatore Siciliano, reggente mafioso di Mazzarino, venne sorpreso a Caltanissetta in casa della donna con cui aveva una relazione, pochi minuti dopo il suo arrivo.
Casi analoghi hanno chiamato in causa anche la camorra. A Grazzanise Francesco Schiavone, parente del capo dei casalesi, venne fermato in un appartamento dove incontrava l’amante. A Napoli Roberto Manganiello, legato al gruppo degli scissionisti di Scampia, venne arrestato durante un blitz organizzato dopo averne individuato le abitudini personali: la passione per il Napoli Calcio e la relazione con una donna.
Episodi simili anche negli Stati Uniti. Basti pensare a Frank Calì, esponente della famiglia Gambino, rintracciato a Long Island in un’abitazione diversa da quella ufficiale, riconducibile a una relazione parallela. Una seconda vita. Anche in questo caso gli accertamenti sui movimenti privati si rivelarono decisivi. Altro caso quello di Vito Vitale, boss palermitano accusato di omicidi, arrestato grazie al pedinamento di una donna considerata dagli investigatori la sua amante.
Talvolta il confine tra legame affettivo e supporto logistico è oggetto di valutazioni giudiziarie. La Cassazione, ad esempio, ha stabilito che una donna che aveva aiutato Matteo Messina Denaro a nascondersi lo fece per motivi personali e non per favorire Cosa Nostra. E ancora, nelle indagini sul boss trapanese, lettere e rapporti sentimentali hanno comunque fornito elementi utili a ricostruire la rete di protezione.
Le vicende mostrano come, accanto a sistemi di sicurezza e
coperture, la dimensione privata resti un possibile punto di vulnerabilità. Le relazioni personali, quando vengono intercettate e analizzate, possono diventare uno strumento investigativo determinante nella fine di una latitanza.