L'appuntamento è fissato per domani, giovedì, alle 10:30 a Davos, in Svizzera, «per firmare la Board of Peace Charter», la Carta fondante del Consiglio di pace, l'organismo concepito da Donald Trump per gestire la ricostruzione e lo sviluppo economico della Striscia di Gaza dopo il cessate il fuoco del 10 ottobre. Gli inviti del tycoon sono stati recapitati ancora ieri, uno degli ultimi alla Cina, per dare vita al «board» menzionato nella Fase Due del piano di pace in 20 punti promosso dal presidente americano. Ma la sua composizione e i suoi obiettivi restano controversi e continuano a procurare diversi mal di pancia in ambito internazionale. Non solo Gaza non viene mai menzionata nella Carta, il cui testo è stato allegato agli inviti che hanno raggiunto una sessantina di Paesi, una decina dei quali hanno già aderito. Il Consiglio sta ormai assumendo connotati ben diversi dallo scopo originale, tanto da essere stato ribattezzato «la nuova Onu», per via anche di quel testo in cui si parla di un organismo che dovrebbe avere «il coraggio di abbandonare approcci e istituzioni che troppo spesso hanno fallito». Le proposte di adesione inviate a dittature e autocrazie varie, tra cui Russia, Bielorussia, Pakistan, Kazakistan, Qatar e Turchia stanno creando forte indecisione fra gli invitati, tra cui c'è anche l'Italia. La Russia spiega che è presto per parlare di partecipazione e «spera di ricevere risposte alle sue domande durante gli incontri con la parte americana». La Bielorussia ha già firmato. La Francia di Macron ha detto no (e Trump minaccia di imporre dazi del 200% su vini e champagne francesi in risposta), il Regno Unito si dice preoccupato per l'intenzione di invitare Mosca, la Ue tentenna, il Canada accetta «in via di principio», ma chiarisce che non pagherà 1 miliardo di dollari per ottenere il seggio permanente (l'adesione scade infatti dopo tre anni, chi vuole allungarsi deve sborsare, mentre Trump resta presidente a vita, al di là del suo mandato alla Casa Bianca). Non a caso molti Paesi aspettano di sciogliere la riserva e Israele, che critica gli inviti a Turchia e Qatar, promette che i due Paesi non avranno mai truppe a Gaza.
Nella Striscia, mentre si attende il disarmo di Hamas cruciale perché la Fase due del piano di pace decolli, secondo il quotidiano Haaretz Israele starebbe rifiutando al momento l'ingresso ai 15 membri della Commissione tecnocratica palestinese, composta la scorsa settimana nell'ambito del piano e che dovrà assumere l'amministrazione civile di Gaza, per occuparsi di gestione e ripristino dei servizi essenziali: acqua, elettricità, sanità, istruzione, rifiuti, trasporti. I membri della Commissione continuano a riunirsi in Egitto e i Paesi mediatori stanno lavorando con gli Stati Uniti per ottenere l'ok al loro ingresso entro fine mese.
A Gerusalemme Est, intanto, le ruspe israeliane hanno iniziato a demolire la sede dell'Unrwa, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, messa al bando nel Paese con l'accusa di legami con Hamas. «Un attacco senza precedenti», lamentano i vertici dell'organismo e i Paesi arabi. «Il sequestro è in conformità con il diritto internazionale» per Israele.