
E se la colpa della mancanza di progressi nei negoziati per la fine del conflitto tra Kiev e Mosca fosse (anche) di Steve Witkoff, l'inviato speciale di Donald Trump che dal suo ritorno alla Casa Bianca segue il dossier ucraino? L'accusa, sin qui più o meno solo sussurrata, è approdata con grande visibilità sul sito di Politico che ha raccolto la testimonianza di diverse fonti, tra funzionari Usa e stranieri e altri informati sui fatti, che ritengono che la guerra sia molto più complessa di quanto il consigliere del commander in chief sembri comprendere.
Witkoff, sottolinea Politico, ha incontrato Vladimir Putin cinque volte in sei mesi ma non ha ancora tradotto i suoi contatti con lo zar in una svolta sull'Ucraina. Una persona consultata dal sito di informazione americano, riferendosi all'inviato di Trump, dichiara che "la sua inesperienza traspare, ha l'orecchio del presidente, il che è evidente, ma c'è stata una certa confusione su quanto detto e concordato". E se in generale gli ostacoli nelle trattative vengono ricondotti alla riluttanza del presidente russo a fare concessioni c'è però chi sostiene che il ruolo di Witkoff nei negoziati con Mosca "ha reso i colloqui più difficili".
Alcuni funzionari dell'amministrazione repubblicana difendono l'emissario di Trump affermando che i suoi sforzi hanno portato allo storico incontro tra il tycoon e Putin in Alaska e al vertice alla Casa Bianca con il leader ucraino Zelensky e i leader europei. Una fonte Usa però dichiara che Witkoff "parla con tutte queste persone ma nessuno sa cosa dica in questi incontri. Dice cose pubblicamente ma poi cambia idea". Sette insider riferiscono che l'inviato speciale "si rifiuta di consultare esperti e alleati, trovandosi a volte disinformato e altre volte impreparato" e due di loro ritengono che guardi al conflitto in Europa orientale dal punto di vista di un immobiliarista, come una disputa territoriale. Non pochi, anche tra gli alleati degli Stati Uniti, preferirebbero invece l'approccio dell'altro inviato presidenziale, Keith Kellogg, ma il suo ruolo è stato ridimensionato dopo le critiche ricevute da Mosca.
Nell'inchiesta pubblicata da Politico si legge che l'ufficio di Witkoff a Washington è "scarsamente dotato di personale" e carente di elementi con esperienza in materia di Russia o di complesse trattative diplomatiche. L'inviato si rifiuterebbe inoltre di consultare esperti di affari russi e ucraini e non leggerebbe spesso le mail governative e i briefing che gli vengono preparati. Il suo staff, prosegue il sito di informazione, spesso non sa dove si trovi o cosa stia facendo.
La frustrazione nei confronti di Witkoff registrata tra gli alleati di Kiev è condivisa anche tra gli interlocutori russi, irritati dalla sua incapacità di trasmettere correttamente a Trump i messaggi e le "linee rosse" di Putin. I funzionari della Federazione guardano con favore al fatto che il presidente Usa abbia inviato a Mosca qualcuno a lui così vicino ma temono che Witkoff non capisca appieno cosa gli venga detto dal capo del Cremlino.
Nonostante gli errori e lo stallo nei negoziati, scrive ancora Politico, europei e ucraini sono entusiasti che l'intensa diplomazia delle ultime settimana abbia portato ad un serio dibattito sulle garanzie di sicurezza e sugli impegni che gli Stati Uniti e l'Europa dovrebbero assumersi.
Non è però un caso che questo processo sia guidato dal segretario di Stato Marco Rubio e dal generale Dan Caine, capo dello Stato maggiore congiunto, i quali, a detta degli stessi funzionari Usa, avrebbero una visione più lucida della guerra rispetto a Witkoff.