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Io torturato dal Kgb. Usa e Ue fanno poco, ora pressing su Putin

L'arcivescovo lituano, Sigitas Tamkevicius: "Il rozzo marxismo oggi ha altre forme"

 Io torturato dal Kgb. Usa e Ue fanno poco, ora pressing su Putin
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Cardinale Sigitas Tamkevicius, arcivescovo emerito di Kaunas (Lituania), continuano ad arrivare pessime notizie dall’Ucraina, l’Europa intanto lancia un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca. È sufficiente?
«Soffriamo profondamente vedendo quanto il popolo ucraino patisca a causa di una guerra crudele di cui non si intravede la fine. È deplorevole che Usa e Ue esercitino un’influenza insufficiente su Putin per fermare l’aggressione; i Paesi europei sostengono l’Ucraina, certo, ma manca l’unità».

Ritiene che la Russia si siederà al tavolo dei negoziati per una pace giusta e duratura?
«Al momento credo che il Cremlino non voglia seriamente sedersi al tavolo delle trattative: non si fermeranno finché Putin non si prenderà il Donbass».

Lei ha vissuto il periodo delle persecuzioni sovietiche nel suo Paese. Oggi vede nel mondo un’atmosfera simile a quella di allora?
«Quello è stato un periodo terribile, durato dal 1945 al 1990. Subito dopo l’occupazione della Lituania furono incarcerati oltre trecento sacerdoti e i fedeli furono deportati in Siberia. I preti venivano processati perfino per aver fatto catechismo ai bambini. Oggi ci sono ancora Paesi come la Cina e la Corea del Nord dove la Chiesa è perseguitata: bisogna puntare i riflettori su queste situazioni».

Da più parti si dice che anche in Occidente i cattolici sono perseguitati, ma in modo più sottile. È d’accordo?
«È chiaro che in Occidente non esiste una persecuzione dei cattolici come quella che c’era nei Paesi occupati dall’Unione Sovietica; tuttavia non esiste nemmeno una piena libertà. Il rozzo marxismo di ieri ha assunto oggi altre forme e un cattolico che si esprime a favore della vita, della famiglia tradizionale e di una sessualità normale viene accusato di incitamento all’odio e magari viene anche punito».

Anche lei ha subito persecuzioni quando era un giovane prete?
«Svolgendo il mio ministero, difendevo i diritti dei credenti. Diffondevo una pubblicazione, la “Cronaca della Chiesa Cattolica in Lituania” e partecipavo all’attività del Comitato cattolico per la difesa dei diritti dei credenti. In base al codice penale sovietico, ciò costituiva un crimine contro lo Stato: agitazione e propaganda antisovietica. Per questo reato poteva essere inflitta una pena fino a dieci anni di carcere. Ed è proprio la pena che il tribunale mi inflisse».

L’arrestarono?
«Era l’inizio di maggio del 1983 e fui rinchiuso nella prigione del Kgb. Ci furono numerosi interrogatori che duravano dalle quattro alle sei ore. Cercavano di farmi confessare la colpa, mentre io mi difendevo e affermavo di aver difeso il diritto dei credenti a professare la propria fede».

In seguito fu condannato ai lavori forzati, che cosa ricorda?
«Nei campi di lavoro degli Urali e della Mordovia, dove trascorsi cinque anni, i detenuti erano obbligati a svolgere lavori fisici per otto ore al giorno. Io affilavo punte da trapano, raccoglievo i trucioli metallici dalle macchine utensili, cucivo guanti e preparavo il cibo per i prigionieri».

Fu la sua unica condanna?
«No, dopo aver scontato la pena nel campo di lavoro, fui deportato in Siberia, nella regione di Tomsk, dove in una piccola fabbrica producevo mazze da hockey su ghiaccio».

È vero che celebrava la messa in segreto?
«I familiari mi inviavano dell’uvetta, con cui preparavo il vino.

Per la Messa usavo di solito le ostie che mi venivano mandate, ma quando non le avevo utilizzavo pane fatto con farina di grano, acquistato al chiosco del campo. Tutto questo mi dava la forza di sopportare le difficoltà della vita nel lager».

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