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"L’intervento Usa libererà un popolo. Maduro criminale a capo dei narcos"

La poetessa italo-venezuelana, Hebe Munoz: "Lui non era il nostro presidente. Legittimo il raid"

"L’intervento Usa libererà un popolo. Maduro criminale a capo dei narcos"
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La poetessa italovenezuelana Hebe Munoz,è nata in Venezuela. In quel Paese si è formata letterariamente, sotto la guida drir del Prof. Jerónimo Alayón – Docente di Spagnolo dell’Università Centrale del Venezuela, letterato, poeta, narratore e saggista. Nel 2018 ha pubblicato il libro, edito in italiano e spagnolo Escuderos de la libertad, che fu presentato nel evento Venezuela del Festival Internazionale di poesia di Genova «Parole Spalancate». Nel 2020 ha pubblicato con Irene Nasoni Exiliados Racconti della diaspora: testimonianze, fotografia e poesia della diaspora venezuelana in Italia. Dal 2022 è membro corrispondente per l’Italia del Circolo di Scrittori del Venezuela.
L’abbiamo intervistata per capire come reagisce la comunità degli intellettuali venezuelani, di cui moltissimi in esilio, all’operazione militare statunitense che ha portato all’arresto di Maduro.

Hebe Munoz cosa pensa dell’arresto del presidente Nicolás Maduro da parte delle forze speciali americane?
«Allora vorrei essere precisa, sono una poetessa le parole per me sono importanti.
Maduro non è il presidente è il leader di una organizzazione criminale il Cártel de los Soles che ha profonde radici in Venezuela e controlla il Paese. Quindi difronte alla sua cattura, in quanto criminale, non posso che essere felice. Spero che coincida con la liberazione di tutto un popolo».

Cosa ha provato leggendo la notizia?
«Un grande senso di liberazione io ho dedicato un libro, Escuderos de la libertad, a quei ragazzi che scendevano protestando nelle strade contro il regime, armati solo di scudi di cartone... Una protesta pacifica repressa nella più brutale violenza. Sono stati deportati in centri di detenzione come l’Helicoide dove hanno sopportato cose indicibili. Credo che il Paese stia tirando un sospiro di sollievo. Ma non è ovviamente una cosa che possa finire così. Intendo il regime non può restare, sarebbe in quel caso come aver asportato un pezzetto di un tumore, di un cancro e aver lasciato tutte le altre metastasi nel corpo».

Non sembra però che le persone a Caracas abbiano inscenato proteste in strada... Crede che il regime cadrà?
«La popolazione venezuelana è da molto tempo che si sta ribellando pacificamente. In questo momento sono ovviamente per lo più chiusi in casa. Ma in moltissimi piangono di gioia e aspettano. Io spero che si andrà verso una transizione pacifica, sono anni che anche noi membri della diaspora ci stiamo lavorando. Ci sono un numero enorme di diritti che sono stati calpestati, a partire dal diritto di parola.
Nelle elezioni del 2024 è evidente che la maggior parte dei venezuelani ha votato per Edmundo Gonzáles Urrutia che aveva presentato un progetto chiaro per tornare alla democrazia. Semplicemente quello di Maduro è stato un broglio portato avanti durante elezioni svolte sotto la continua minaccia della violenza. In Venezuela questo lo sanno tutti ora un cambio di regime è inevitabile. È la cosa a cui stanno lavorando con costanza persone incredibili come María Corina Machado. Deve essere un percorso pacifico senza violenza, ma deve avvenire dopo tutti questi anni di sofferenza indicibile».

Che sia stata una potenza straniera, gli Usa, a intervenire non potrebbe far riavvicinare parte della popolazione al regime?
«In questo caso gli Usa sono intervenuti per un problema di sicurezza continentale, non è una questione politica. Gli Usa sono stati a lungo un alleato per il Venezuela, non un nemico. Il petrolio? Lo hanno sempre pagato, le nazionalizzazioni sono iniziate prima di Chávez e non per questo gli statunitensi hanno smesso di fare affari con Caracas. I regimi che hanno sostenuto Maduro come Usa e Cina invece? Non hanno dato nulla ai venezuelani.

Onestamente tutti gli intellettuali, scrittori, giornalisti che sento in questo momento sono solo felici. Ecco giornalisti, come lei... Se avessimo fatto questa conversazione in Venezuela e fossimo stati scoperti dal regime ora io e lei saremmo prigionieri e in procinto di farci strappare le unghie...
Capisce?».

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