Il blitz in Venezuela e le mire sulla Groenlandia hanno creato una spaccatura tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e gli alleati europei. Contro le mosse del leader americano si è espresso Emmanuel Macron, in un discorso agli ambasciatori francesi riuniti per l'abituale conferenza di inizio anno. Secondo l'inquilino dell'Eliseo, gli Usa "si stanno progressivamente allontanando" da alcuni alleati e "liberandosi delle regole internazionali", facendo un uso sempre più frequente di "un'aggressività neocoloniale" nelle relazioni diplomatiche.
Il presidente francese ha anche sottolineato che "le istituzioni multilaterali funzionano sempre meno bene" e che "viviamo in un mondo di grandi potenze con una forte tentazione di spartirsi il mondo", rifiutando sia "il nuovo colonialismo", sia il "disfattismo" e invitando a "reinvestire nell'Onu" per affrontare questa situazione perché, a detta sua, "sarebbe assurdo non farlo". Parole dure, forse anche motivate dalla presa in giro del tycoon che, ieri, ha deriso il suo omologo di Parigi imitandone l'accento durante un intervento al Kennedy Center, durante il quale ha anche sostenuto che Macron lo avrebbe pregato di non imporre dazi pesanti sulle merci francesi.
La presa di posizione dell'Eliseo, per quanto apparentemente forte, è minata alla base dalle divisioni interne all'Unione, cristallizzate nelle parole dell'eurodeputato danese Anders Vistisen, membro del gruppo dei Patriori. "L'idea che l'Ue voglia – o addirittura possa – difendere gli interessi danesi dagli Stati Uniti, militarmente o diplomaticamente, è francamente assurda. Nessuno crede seriamente che Macron o Merz metterebbero a repentaglio qualcosa di concreto per la Danimarca. L'unica ragione per cui un'azione militare statunitense contro la Groenlandia è impensabile non ha nulla a che fare con l'Ue", ha dichiarato. "Il collasso della Nato stessa se un alleato ne attaccasse un altro. Questo è il vero deterrente, non le dichiarazioni o le risoluzioni dell'Ue".
Secondo Vistisen, "dovremmo smettere di farci prendere dal panico ogni volta che Donald Trump fa rumore in politica estera.
Questo è in gran parte un teatrino politico volto a nascondere la debolezza interna, non una strategia coerente. Il vero problema non è Trump, è la persistente illusione dell'Ue di avere importanza geopolitica, quando nessun altro la tratta come tale".