Qui di pecora ce n'è una sola. E si chiama Emmanuel Macron. È la pecorella smarrita, l'ex leader della grandeur française rotolato a terra nei sondaggi, che si affanna a tenere in piedi un'Europa che non sa più che pesci pigliare. Se poi gli capita di incrociare Giorgia Meloni perde la testa, perché soffre il peso che il governo italiano ha assunto in questa fase di ridefinizione della grammatica che regola l'Occidente. E così, nottetempo, mentre l'incubo Le Pen gli turba il sonno, deve essergli capitato di sentirsi François Mitterrand, perché l'ultima sparata ha come argomento un pallino dell'ex inquilino socialista dell'Eliseo: la difesa dei terroristi di sinistra abituati, evidentemente, a burro e brioche dall'alba dei tempi. Tanto che il presidente più spennacchiato d'Europa è riuscito ad attaccare la premier italiana spiegandoci, lui che dei fatti nostri se ne fa sempre troppi, che è vietato parlare delle nuove «brigate Antifa» che hanno assassinato il giovane Quentin. Un fatto per nulla francese, perché i tentacoli di questo nuovo terrorismo arrivano in Italia e si muovono fra web e rete anarchica, saldata ormai con l'islamismo radicale sui due versanti delle Alpi.
E così ricordando il vecchio presidente socialista che proteggeva i brigatisti italiani scappati a Parigi, con la scusa del pentimento sotto la tour Eiffel, il pastore Macron ci fa l'esempio delle pecore. Ognuno nel suo ovile. Parole che avremmo preferito sentirgli pronunciare a Ventimiglia, quando i suoi confini colabrodo rimandavano i clandestini in Italia.