Tra Donald Trump e il compimento della "dottrina Donroe" in Venezuela sembra sia rimasto un solo grande ostacolo. Più che le proteste della comunità internazionale o l'approvazione della risoluzione al Senato Usa volta ad impedire al tycoon di intraprendere ulteriori iniziative militari a Caracas, a sbarrare la strada al capo della Casa Bianca potrebbe esserci Diosdado Cabello, uno dei falchi del regime di Maduro, intenzionato a vendere cara la pelle prima di piegarsi al volere del leader statunitense.
Cabello, titolare del ministero dell'Interno venezuelano, controlla le forze di sicurezza e le milizie accusate di violazioni di diritti umani. Ai suoi ordini rispondono i colectivos, le gang armate che nei giorni scorsi, dopo l'arresto dell'erede di Hugo Chávez, a bordo delle loro moto hanno pattugliato le strade della capitale del Paese sudamericano. Come sottolinea il Wall Street Journal, Cabello, incriminato dagli Stati Uniti insieme al deposto dittatore, si trova ora di fronte ad un bivio: sostenere la leader ad interim Delcy Rodríguez oppure rovesciarla e tentare di prendere il potere rischiando l'escalation con Washington.
L'amministrazione americana monitora le mosse del titolare dell'Interno venezuelano e, temendo lo scenario peggiore, tramite intermediari lo avrebbe già avvisato che potrebbe essere in cima alla lista dei suoi bersagli se decidesse di non aiutare la presidente Rodríguez a soddisfare le richieste degli Stati Uniti e a mantenere l'ordine nel Paese dopo la cattura di Maduro. A riferirlo è l'agenzia Reuters secondo la quale Cabello è uno dei pochi fedelissimi dell'ex dittatore su cui Trump ha deciso di fare affidamento come governanti temporanei nell'attuale fase di transizione a Caracas.
I funzionari americani sarebbero preoccupati che il ministro dell'Interno, di cui è nota la rivalità con Rodríguez, possa rovinare i piani dell'amministrazione repubblicana e starebbero cercando di "forzarlo" a cooperare. Allo stesso tempo, però, starebbero pensando anche a come mandarlo in esilio. L'eventuale uscita di scena di Cabello non sarebbe comunque presa alla leggera dalla Casa Bianca che teme che i colectivos potrebbero a quel punto scatenare il caos nel Paese.
Difficile prevedere quale sarà la strada che sceglierà il falco pro-Maduro. Cabello è uno dei principali sostenitori del regime ed è molto conosciuto per un programma televisivo che va ormai in onda da più di un decennio. Strinse amicizia con Chavez durante i suoi anni all'accademia militare e ne divenne uno dei suoi alleati più fedeli. Durante il fallito colpo di Stato orchestrato nel 1992 dal caudillo, partecipò all'attacco al palazzo presidenziale. Cabello finì in carcere assieme ad altri cospiratori, finché non gli fu concessa la grazia. Nel 2002 aiutò l'allora presidente Chavez a tornare al potere dopo un golpe.
Gli analisti sostengono che Cabello, il quale nelle scorse ore ha dichiarato che "la rivoluzione bolivariana è ancora qui", sia il più difficile esponente del regime venezuelano con cui trattare.
A differenza di Rodríguez, può contare sulle armi e in pochi scommettono che abbia voglia di collaborare con l'amministrazione Trump. Il leader repubblicano al Senato Usa definisce il ministro dell'Interno del Venezuela una "persona pratica e pragmatica" aggiungendo che i prossimi giorni saranno "cruciali".