Politica estera

"Movimento estremista". Stretta anti Lgbtq in Russia: cosa ha deciso la Corte suprema

La proposta di vietare il "movimento internazionale Lgbt" è stata presentata dal ministero della Giustizia il 17 novembre. Ora gli attivisti temono un aumento degli episodi di omofobia

La Russia mette al bando i gay: "Lgbtq movimento estremista"

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La lotta per i diritti civili in Russia ha subito una brusca battuta d’arresto. La Corte suprema ha accolto la richiesta del ministro della Giustizia di vietare il “movimento internazionale Lgbt”, dichiarandolo “organizzazione estremista”. La decisione è stata presa in un’udienza a porte chiuse, che ha deliberato sulla proposta avanzata dal dicastero della Federazione venerdì 17 novembre. Il giudice Oleg Nefedov ha impiegato quattro ore ad esaminare la richiesta del ministero. I giornalisti e i rappresentanti della Giustizia sono stati invitati solo per ascoltare la sentenza.

Il governo di Mosca non ha mai specificato cosa intendesse con “movimento internazionale Lgbt”, visto che in Russia o nel mondo non esistono organizzazioni con questo nome. Per questo motivo, alcuni attivisti hanno criticato con sarcasmo la decisione della Corte suprema, facendo notare che “il ministero ha inventato e poi bandito il movimento internazionale Lgbt”. Il divieto comporterà conseguenze legali per tutti coloro che affermano o promuovono la parità di diritti per le persone Lgbt. Secondo i militanti intervistati dalla testata indipendente Meduza, la messa al bando porterà ad un aumento dell’odio, del bullismo e delle persecuzioni ai danni dei gay “semplicemente per il fatto che esistono

Il Patriarcato ortodosso di Mosca, in linea con la sua posizione filo-Cremlino, ha difeso la decisione della Corte suprema definendola “autodifesa morale della società”. Il portavoce della Chiesa Vakhtang Kipishidze ha affermato che “il movimento internazionale Lgbt ha segni di estremismo perché il risultato delle sue attività, nella loro logica conclusione, è la distruzione dell'idea tradizionale di matrimonio e famiglia”.

La sentenza è solo l’ultima di una serie di iniziative con cui le autorità del Cremlino hanno preso di mira le minoranze sessuali in nome dei “valori tradizionali” che, per il presidente Vladimir Putin, sono un cavallo di battaglia. La repressione si è fatta più forte con l’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel 2022. Nel corso dell’ultimo anno, il governo ha vietato la “propaganda gay” e la transizione di genere. Secondo i critici dello zar, la retorica anti Lgbt è un tentativo di creare un nemico interno alla Federazione, da usare come capro espiatorio per il prolungarsi del conflitto contro Kiev. Il responsabile del gruppo Russian Lgbt network Igor Kochetkov ha affermato che “per tutte le attività legali delle organizzazioni Lgbt sarà impossibile operare. Questa sentenza mira a creare nemici immaginari nel quadro della sua ideologia che promuove i valori tradizionali. Questa ideologia sta diventando totalitaria”.

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