Leggi il settimanale

Trump silura Kristi Noem dal Dipartimento di Sicurezza Interna: al DHS arriva il senatore Markwayne Mullin

Il presidente avvia il primo rimpasto del suo secondo mandato alla Casa Bianca: pesano le polemiche sulla gestione dell’immigrazione e lo scontro su una controversa campagna pubblicitaria da 220 milioni di dollari

Trump silura Kristi Noem dal Dipartimento di Sicurezza Interna: al DHS arriva il senatore Markwayne Mullin
00:00 00:00

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la rimozione di Kristi Noem dall’incarico di segretaria del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS), aprendo il primo grande rimpasto di governo del suo secondo mandato.

L’annuncio è arrivato oggi e segue settimane di tensioni politiche e controversie legate alla gestione del Dipartimento, tra cui scontri durante audizioni parlamentari e polemiche su una costosa campagna pubblicitaria del DHS.

Il licenziamento di Noem e il primo rimpasto dell’era Trump II

La decisione segna il primo significativo rimpasto nel gabinetto della seconda amministrazione Trump. Noem, ex governatrice del South Dakota, era stata nominata segretaria del DHS nel gennaio 2025 dopo la conferma del Senato con un voto bipartisan.

Secondo quanto riferito dai media statunitensi, Trump ha comunicato la sostituzione ringraziando Noem per il lavoro svolto ma indicando la necessità di un cambio alla guida del complesso dicastero. Alcune fonti indicano che l’ex segretaria potrebbe assumere un nuovo incarico come inviato speciale per una futura iniziativa di sicurezza nell’emisfero occidentale, denominata “Shield of the Americas”.

Le controversie che hanno indebolito Noem

Il licenziamento arriva dopo una fase di forte pressione politica su Noem. Durante recenti audizioni al Congresso, la segretaria è stata criticata per la gestione delle operazioni legate all’immigrazione e per alcune dichiarazioni controverse relative all’intervento federale in Minnesota.

Un ulteriore elemento di tensione riguarda una campagna pubblicitaria da circa 220 milioni di dollari lanciata dal DHS per promuovere la politica di deportazione degli immigrati irregolari. Noem aveva dichiarato ai legislatori che l’iniziativa era stata approvata direttamente dal presidente, ma Trump ha successivamente negato di aver dato il via libera. Noem è stata messa sotto esame dai legislatori in merito a questa campagna. L'azienda che la gestiva era, infatti, collegata al marito della sua ex portavoce.

Incalzata martedì in un'udienza separata in merito al processo di assegnazione dei contratti per la campagna pubblicitaria, Noem aveva affermato che tutto è avvenuto attraverso "una procedura competitiva" e che non sono stati coinvolti politici. Mercoledì, ha affermato che il contratto è stato "tutto eseguito correttamente, tutto eseguito legalmente". Il senatore John Kennedy, che ha interrogato Noem sui contratti pubblicitari, ha dichiarato ai giornalisti giovedì di aver ricevuto una chiamata dal presidente in merito alla sua testimonianza. "Mettiamola così", ha detto. "I suoi ricordi e quelli di lei sono diversi".

Contemporaneamente a questo scandalo, da tempo circolavano voci secondo cui Noem e Corey Lewandowski, ex responsabile della campagna di Trump e suo consigliere senior, avrebbero avuto una relazione personale, nonostante fossero entrambi sposati. A febbraio, il Wall Street Journal ha pubblicato un lungo rapporto sulla sua leadership nel DHS, da cui emerge che Noem e Lewandowski avevano fatto ben poco per nascondere la loro relazione, rimproverando il personale e sottoponendo al test del poligrafo coloro di cui non si fidavano.

Chi è Markwayne Mullin, il possibile nuovo capo del DHS

Per sostituire Noem, Trump ha indicato il senatore repubblicano dell’Oklahoma Mullin, molto vicino al presidente e sostenitore delle sue politiche sull’immigrazione e sulla sicurezza delle frontiere.

Mullin, ex imprenditore e già membro della Camera dei rappresentanti prima di essere eletto al Senato, è noto per le posizioni fortemente allineate all’agenda trumpiana. Tuttavia, la sua nomina potrebbe suscitare dibattito a Washington, anche perché non possiede una lunga esperienza diretta nel settore della sicurezza nazionale.

Se confermato dal Senato, Mullin assumerà la guida di uno dei dipartimenti più strategici del governo federale, responsabile tra l’altro della sicurezza delle frontiere, della gestione delle emergenze e della supervisione di agenzie come la protezione delle frontiere e l’immigrazione.

Non è ancora chiaro con quale rapidità il Senato riuscirà a confermarlo, dato il prolungato stallo al Congresso sui finanziamenti al Dipartimento.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica