Israele ha convocato l’ambasciatore italiano a Tel Aviv, Luca Ferrari, in segno di protesta dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito “inaccettabili” i bombardamenti israeliani contro la popolazione civile in Libano. La convocazione, disposta dal ministero degli Esteri israeliano, rappresenta uno degli strumenti più espliciti di pressione diplomatica e segnala il livello di irritazione di Israele nei confronti delle parole arrivate da Roma.
Tajani è giunto oggi a Beirut per sostenere la ripresa dei negoziati, esprimendo il suo sostegno al presidente Aoun e al suo lavoro per la stabilità nel Paese dei cedri. L’episodio si inserisce in un quadro già delicato, aggravato dall’intensificarsi delle operazioni militari nel sud del Libano e dalle crescenti preoccupazioni della comunità internazionale per le conseguenze umanitarie del conflitto. Nelle stesse ore, la Farnesina aveva chiesto chiarimenti, sottolineando l’urgenza di una de-escalation.
La missione di Tajani in Libano
La missione del ministro degli Esteri in Libano inserisce nel pieno dell’escalation militare tra Israele e Hezbollah ed è stata impostata come un intervento politico-diplomatico per sostenere la stabilità del Paese e proteggere gli interessi italiani nell’area. Durante la visita a Beirut, Tajani ha incontrato le autorità libanesi, ribadendo il sostegno dell’Italia alle istituzioni locali e in particolare al ruolo del presidente Aoun, oltre a confermare l’impegno italiano con aiuti umanitari e supporto alle forze armate libanesi. Al centro della missione anche la sicurezza dei militari italiani impegnati nella missione Unifil e la necessità di evitare un’ulteriore escalation regionale, con l’obiettivo di favorire il dialogo tra le parti e promuovere una de-escalation del conflitto
L’escalation in Libano
Nelle ultime ore, l’escalation israeliana in Libano ha conosciuto un’accelerazione significativa, con un’intensificazione simultanea di operazioni aeree e terrestri contro obiettivi di Hezbollah. Oggi le forze israeliane hanno lanciato una nuova offensiva di terra per conquistare la città strategica di Bint Jbeil, mentre raid e bombardamenti hanno colpito diverse località del sud del Paese, causando nuove vittime civili e colpendo anche infrastrutture sensibili, tra cui un centro della Croce Rossa.
Parallelamente, l’aviazione israeliana ha proseguito attacchi mirati contro presunte infrastrutture sotterranee e postazioni militari del gruppo sciita, nel quadro di una strategia volta a smantellarne la capacità operativa lungo il confine. Negli ultimi giorni si è registrata anche una delle più vaste ondate di bombardamenti dall’inizio del conflitto, con centinaia di morti e feriti secondo le autorità libanesi, mentre il bilancio complessivo continua a salire e supera ormai le migliaia di vittime e gli oltre un milione di sfollati.
L’Italia tra l’offerta per ospitare i negoziati e la protezione dei suoi militari
Tajani ha indicato come prioritaria l’apertura di un canale politico tra Libano e Israele, sottolineando da Beirut l’importanza dei colloqui previsti a Washington per arrivare a un cessate il fuoco. Dopo l’incontro con il presidente libanese, Tajani ha ribadito la disponibilità dell’Italia a ospitare eventuali negoziati futuri, presentando Roma come possibile piattaforma diplomatica per favorire una stabilizzazione duratura della regione. Il capo della diplomazia italiana ha inoltre avuto colloqui con il ministro degli Esteri Youssef Rajji e con il contingente italiano impegnato nelle missioni internazionali, tra cui Unifil.
A rendere ancora più delicato il quadro è stato il recente incidente nel sud del Libano che ha coinvolto mezzi italiani della missione Onu: un carro armato israeliano ha urtato un veicolo del convoglio durante manovre operative, mentre in episodi separati sono stati segnalati colpi di avvertimento che hanno danneggiato mezzi chiaramente identificabili dei caschi blu. Non si sono registrati feriti, ma l’accaduto evidenzia l’elevato livello di tensione sul terreno e le difficoltà operative, tra limitazioni alla libertà di movimento e rischi crescenti per il personale internazionale.
Lo stesso Tajani ha definito l’episodio “probabilmente un incidente”, sottolineando tuttavia la necessità di evitare il ripetersi di situazioni simili attraverso un rafforzamento del coordinamento tra le forze israeliane e i contingenti internazionali.