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Basi Usa in Italia in allerta Bravo e Charlie: cosa vuol dire e cosa comporta

Al momento gli Stati Uniti non avrebbero chiesto l’utilizzo delle strutture militari presenti sul territorio italiano. Il caso di Sigonella

Basi Usa in Italia in allerta Bravo e Charlie: cosa vuol dire e cosa comporta
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La richiesta da parte di Washington per l’utilizzo delle basi Usa in Italia non è ancora arrivata ma l’allargamento di quella che sembra configurarsi come la terza guerra del Golfo sembra rendere tale scenario sempre più probabile. Una considerazione rafforzata dalle preoccupazioni derivanti dalle iniziative iraniane contro Cipro e Turchia e resa plasticamente dagli stati di allerta in vigore in alcuni degli avamposti statunitensi nel nostro Paese.

Cinque sono gli stati di allerta. In ordine crescente: Normale, Alpha, Bravo, Charlie e Delta. Già da sabato, con l’avvio delle operazioni militari di Stati Uniti e Israele in Iran, il livello di allerta nelle basi di Aviano (Pordenone) e di Sigonella, in Sicilia, è stato portato a Bravo+, corrispondente ad una vigilanza rafforzata con pronta mobilitazione nell’arco di 15 minuti (un Defcon 3, se trasposto su scala americana). C’è da precisare che il livello Bravo, a partire dagli attacchi terroristici del 2001, viene usato abbastanza di frequente

Occhi puntati sulla base Usaf di Pordenone, sede del 31st Fighter Wing, una struttura strategica per le operazioni americane in Europa e in Medio Oriente. Qui sono presenti F-15, F-16 e testate nucleari e le misure di sicurezza e sorveglianza sono state rafforzate dopo la riunione straordinaria al Viminale del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo. Per quanto riguarda Sigonella, sede di droni, la base potrebbe essere già stata adoperata nelle scorse ore dagli americani per condurre attività di ricognizione e di supporto agli attacchi.

Nelle basi americane di Vicenza, Napoli e Livorno il livello di sicurezza rimane Charlie. Roberto Frizzo della Uiltucs Uil che segue i lavoratori italiani presenti negli avamposti Usa spiega che “queste sono tutte basi logistiche e al momento non ci sono segnali che abbiano modificato la vita quotidiana. Il livello dei controlli è lo stesso, nulla che faccia pensare ad una prossima escalation”.

C’è comunque da dire che l’allerta Charlie viene definita dalla Nato come corrispondente ad uno scenario in cui si è verificato un incidente o sono state ricevute informazioni che indicano l’alta probabilità che si verifichi una qualche forma di azione terroristica contro le organizzazioni o il personale dell’Alleanza.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha dichiarato che gli Usa non hanno chiesto le basi e il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha affermato che se non c’è “attività cinetica” l’esercito americano non deve chiedere autorizzazioni al governo italiano. Fra i vincoli per l’utilizzo delle basi c’è l’articolo 11 della Costituzione che proibisce la guerra di aggressione e che però si modula con la partecipazione alla Nato in quanto alleanza difensiva.

Quali i rischi per le strutture militari statunitensi in Italia? Gli osservatori escludono la possibilità che i missili o i droni di Teheran possano raggiungere gli avamposti Usa e pià in generale il territorio italiano.

Ben più concreto, sebbene al momento non ci sarebbe una minaccia specifica, è invece il rischio terrorismo qualora l’Italia dovesse essere coinvolta in missioni operative o di supporto o autorizzando l’impiego delle basi americane.

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