Se un attacco con 600 droni e 90 missili, tra cui almeno un ipersonico Oreshnik, colpisce palazzi residenziali nel centro di Kiev e provoca «soltanto» 4 vittime, due almeno sono le ragioni. La prima è quanto sconsiderato e improvvisato sia stato l’attacco. La seconda quanto la macchina da guerra russa, tanto esaltata e decantata dagli ammiratori del Cremlino, manifesti le sue difficoltà. Intendiamoci, quattro vittime sono una tragedia, così come le decine di feriti. Ma di certo un attacco di tali proporzioni poteva essere un’ecatombe.
La reazione scomposta di Putin agli attacchi a lungo raggio di Kiev è quindi arrivata. Tra questi il controverso raid nel Kherson. Contro un dormitorio, secondo Mosca, su una base militare, per Kiev. Ma quel che è certo è che il ministero della Difesa russo ieri abbia affermato, senza alcuna vergogna di sorta, che il loro attacco non ha colpito nessun obiettivo civile. Ma nessuno, al di fuori da Mosca, ormai crede alle menzogne del Cremlino. «L’attacco della scorsa notte mostra la brutalità del Cremlino e il suo disprezzo sia per la vita umana che per i negoziati di pace. Il terrore contro i civili non è forza. È disperazione », ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «La Russia è arrivata a un vicolo cieco sul campo di battaglia, perciò terrorizza l’Ucraina con attacchi deliberati contro i centri cittadini», le fa eco Kaja Kallas, vicepresidente della Commissione europea.
Ma lo sdegno per l’ultimo violentissimo attacco contro i civili ucraini è globale. «Esprimo ferma condanna per il pesante attacco russo che ha colpito nuovamente le infrastrutture civili in Ucraina, con il progressivo innalzamento del livello degli armamenti utilizzati. Continueremo a lavorare con determinazione insieme ai partner europei e internazionali per favorire il percorso verso una pace giusta e duratura », ha detto la nostra premier Giorgia Meloni esprimendo solidarietà a Kiev. «Grazie per il tuo sostegno, Giorgia Meloni!», la replica del presidente ucraino Volodymyr Zelensky via social.
Da Macron a Merz è un coro di accuse e condanne a Mosca che mai come oggi sembra davvero essere in difficoltà, sul campo e non solo, con l’economia crollata e un conflitto che sembra senza fine. E allora, ecco gli attacchi indiscriminati, per cercare di salvare la faccia e e dimostrare forza. Verso un negoziato al momento bloccato che sembra sempre più difficile.