Il concetto di Difesa sta attraversando una trasformazione profonda, allontanandosi dai vecchi schemi novecenteschi per abbracciare una visione che riguarda l'intera struttura della nazione. Nella sua Lectio Magistralis pubblicata integralmente dal Sole 24 ore, il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, è partito da un concetto molto semplice che, però, troppo spesso viene dimenticato: “Difesa è protezione”. Non si parla solo di confini geografici, ma di una tutela che si estende alla “protezione del territorio, della sovranità, dell'ordinamento democratico, della continuità istituzionale”. In un mondo sempre più interconnesso, la sicurezza non può più essere limitata al solo ambito militare.
Secondo il ministro, oggi la Difesa rappresenta la “protezione delle condizioni che rendono possibile la libertà collettiva, linfa vitale di una nazione”. Questo significa che il comparto deve evolversi per farsi carico della "protezione delle infrastrutture critiche, delle filiere industriali, della sicurezza energetica, della base tecnologica, della dimensione informativa e di quella cognitiva”. Il tempo in cui economia e potenza erano mondi separati è finito. La realtà attuale è “strutturalmente più complessa” e vede il ritorno di categorie che si pensavano superate, come la deterrenza e l'autonomia strategica. Crosetto sottolinea come le minacce moderne si muovano in domini trasversali: “Cyber, spaziale e cognitivo”. E in tal senso la vulnerabilità di uno Stato “può maturare ben prima dell’insorgere un conflitto aperto”.
In questo scenario, la cultura della Difesa smette di essere una prerogativa esclusiva delle Forze Armate per diventare un dovere della comunità. Essa “si configura come cultura della protezione consapevole, non come cultura della militarizzazione”. È un impegno che coinvolge le università, l'industria e la scuola, poiché “nessuna strategia di sicurezza è solida se non è compresa, condivisa e sostenuta consapevolmente” dai cittadini. La conclusione del Ministro è un richiamo alla consapevolezza storica: “Prepararsi non significa evocare il conflitto: significa ridurre la vulnerabilità”. La capacità di un Paese di farsi trovare pronto determina la sua autorevolezza e la sua resilienza. L'obiettivo finale rimane la custodia di ciò che siamo: “Parlare oggi di cultura della Difesa non significa promuovere una cultura della guerra, ma una cultura della custodia del patrimonio materiale e immateriale della nazione”.
Proteggere la base industriale, la memoria storica e l'identità nazionale non è un atto di forza, ma un atto di amore, è il cuore del discorso del ministro Crosetto, che ha chiuso sottolineando che “una nazione che comprende il proprio tempo è una nazione che sa prepararsi: più libera, più resiliente e più autorevole a livello internazionale”.