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"Da Donald parole inaccettabili". Lo strappo di Giorgia con l’alleato

Da Palazzo Chigi una nota di prima mattina a sostegno dell’impegno per la pace. L’opposizione all’attacco. Nel pomeriggio la presa di distanze dalla Casa Bianca

"Da Donald parole inaccettabili". Lo strappo di Giorgia con l’alleato
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Sostegno, pieno, totale, al Papa attaccato da Trump. «Vicinanza del governo e del popolo italiano» al suo impegno «per risolvere i conflitti e tornare alla pace». Così Meloni alle nove del mattino, nel suo saluto al Pontefice in viaggio per l'Africa. Poi nel pomeriggio, al diavolo la diplomazia, Giorgia decide di tornare sull'argomento e di spazzare via qualunque possibile equivoco. «Trovo inaccettabili le parole del presidente americano nei confronti del Santo Padre». La scelta è compiuta, lo strappo con la Casa Bianca è forte, la polemica sulla «timidezza», già avviata da Conte e Renzi, stroncata sul nascere. «Pensavo che il senso della mia dichiarazione fosse chiaro, comunque adesso lo ribadisco con ancora maggiore chiarezza: le parole di Trump sono inaccettabili».

E del resto ognuno fa il proprio lavoro. «Il Papa è il capo della Chiesa cattolica - spiega la Meloni - ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra». Anche l'Italia lavora per il cessate il fuoco ovunque. Infatti, nel primo messaggio la premier ringrazia Leone XIV per i suoi sforzi e augura «un buon esito al viaggio apostolico che lo condurrà in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale: possa il suo ministero favorire la composizione dei conflitti, nel solco tracciato dai suoi predecessori, e dare conforto alle comunità cristiane che incontrerà lungo il suo viaggio».

Dunque l'Italia fa quadrato attorno a Prevost. «In tempi tanto tribolati - sostiene Sergio Mattarella - il suo forte richiamo alla pace contribuirà a superare le divisioni. Sono certo che nessuno potrà restare indifferente a questi solenni appelli, soprattutto i giovani, chiamati a vivere la gioia del divenire nel progresso sociale ed economico dei Paesi». Insomma, dice il capo dello Stato, «condividiamo le sue sfide».

La politica è unita, tutti contro Donald, persino Matteo Salvini. «Se c'è una persona che si sta spendendo sul tema della guerra è Leone XIV. Attaccare il Pontefice, uomo simbolo di pace e guida spirituale per miliardi di cattolici, non mi sembra una cosa utile e intelligente da fare». E l'altro vicepremier Antonio Tajani sottoscrive «profondamente l'azione e il pensiero del Papa, in particolare quando chiede l'impegno di tutti noi». Il Santo Padre «è un uomo forte e coraggioso, che parla del Vangelo, che difende i valori fondamentali della fede cristiana e la pace nel mondo». Su X Guido Crosetto, ministro della Difesa, confessa «il rispetto, l'ammirazione e l'affetto» per il Papa americano.

Pure il centrosinistra si schiera con Leone. Elly Schlein offre «piena solidarietà» e parla di «atto gravissimo». Con «le minacce al Pontefice, Trump sposta oltre ogni tollerabilità il metodo di arroganza che lo ha fin qui caratterizzato» perché, insiste la segretaria del Pd, «insultare il Papa per il suo richiamo alla pace rivela la cultura della sopraffazione di chi non tollera voci libere». Si aprono scenari «pericolosi, senza precedenti».

La Schlein, più cauta di altri, evita quindi di attaccare la Meloni. Giuseppe Conte invece, tra la prima e la seconda dichiarazione, si scaglia contro la premier. «La madre cristiana non si è ancora schierata, forse anche stavolta non condanna e non condivide, come con gli attacchi in Iran che provocano morte e danni economici per tutti noi». Tra gli spiazzati figura Matteo Renzi.

«Dove sono le madri, donne, cristiane? Perché non dicono che Trump si deve vergognare? È riuscito a litigare anche con il Vaticano e questo dimostra che è arrivato al di là di ogni più fervida immaginazione». E Angelo Bonelli: «Meloni tace vergognosamente di fronte alla blasfemia di Trump».

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