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Gemellaggio con Tel Aviv, Sala in crisi

Il Pd gli ordina lo stop (e Scavuzzo si dissocia), Avs lo minaccia, Azione è contro

Gemellaggio con Tel Aviv, Sala in crisi
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«Altre centinaia di morti e feriti in Libano. Fermiamo il governo criminale di Netanyahu. E intanto chiediamo al sindaco di sospendere il gemellaggio con Tel Aviv». É il segretario milanese del Pd Alessandro Capelli ieri a dettare per primo la linea assunta mercoledì sera dalla direzione metropolitana del partito, senza l'intesa con Beppe Sala che, almeno ieri, è rimasto in silenzio e con una nuova spaccatura messa in piazza dalla sua maggioranza. Capelli scrive sui social: «Abbiamo approvato la richiesta al sindaco di dare attuazione a quell'odg votato a maggioranza in consiglio comunale» il 20 ottobre, tra le proteste di Avs e dei pro Pal che chiedevano lo stop immediato. E invece passò la mediazione proposta dai dem, una serie di criteri per verificare il rispetto degli impegni del piano di pace nella Striscia di Gaza, dalle garanzie di protezione civile all'accesso umanitario. «Tutti superati - ribadisce nel pomeriggio in aula la capogruppo Pd Beatrice Uguccioni - quindi non c'è bisogno di scrivere o votare altro, chiediamo alla giunta un atto di coerenza rispetto alla propria maggioranza. Dia seguito a quanto è stato già deciso». Il capogruppo regionale del Pd Pierfrancesco Majorino, aspirante sindaco, plaude: «Il governo stragista e genocida di Netanyahu prosegue la sua folle azione in Libano. Milano può scegliere di non essere complice». Anche il consigliere dem Michele Albiani incalza: «Il sindaco e la giunta ne prendano atto e procedano finalmente. Non ci sono più scuse». Parole che svelano, ce ne fosse bisogno, che il partito di Elly Schlein sta mettendo sta mettendo alle strette Sala su una posizione che non è condivisa. E non lo è nemmeno dalla sua vice Anna Scavuzzo, pronta a correre alle primarie. Non ha partecipato al voto ma in direzione ha espresso la propria contrarietà. Ai pro Majorino non è dispiaciuto mettere in luce che «l'alterità dal sindaco» annunciata da Scavuzzo nelle scorse settimane è cascata al primo test. Una riunione accesissima, tra gli interventi più focosi quello del consigliere regionale Paolo Romano che a ottobre si imbarco sulla Flotilla: nel mirino la giunta e l'assessore Bottero, che il 5 marzo, alla nuova richiesta di Avs di sospendere il gemellaggio, aveva risposto a nome della giunta che «la tregua prosegue». Sala deve fare i conti anche con Avs che minaccia di «non votare più le delibere di giunta in aula finchè non verrà interrotto il gemellaggio - avvisa in aula la coportavoce Francesca Cucchiara -. Dopo l'ennesimo bombardamento in Libano ancora dobbiamo supplicare la giunta». Sul fronte opposto il consigliere di Azione ed esponente della Comunità ebraica Daniele Nahum: «La tregua nella Striscia è in atto per l'Autorità nazionale palestinese, per Hamas e per tutti i Paesi del mondo, tranne che per la direzione Pd. E Tel Aviv è la città più progressista del mondo. Questo circo avviene perchè il Pd, nella sua versione schleiniana è schiacciato verso una politica estera da collettivo studentesco e strizza l'occhio alle piazze demagogiche dei pro Pal. Sarebbe grave se il sindaco decidesse di attuare la richiesta».

Compatto sul mantenimento del gemellaggio il centrodestra. Il capogruppo FdI Riccardo Truppo premette che a città ha «ben altri problemi e il Pd tratta il consiglio come la sede dell'Onu. I gemellaggi sono tra i popoli e non tra governi, dovrebbero accelerare semmai nei momenti di difficoltà, dovreste proporre una missione a Tel Aviv invece di sbattere la porta in faccia al suo popolo».

E sfida Scavuzzo, «candidata sindaca, a esprimere la sua posizione, anche alla nostra Comunità ebraica». Silenzio. Anche per Deborah Giovanati (Fi) è «legittima la condanna di determinate scelte politiche di un governo ma i gemellaggi sono ponti tra i popoli, il dialogo andrebbe rafforzato e non interrotto».

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