Politica internazionale

I leader mondiali. "Addio amico, pochi come te"

Da Blair a Netanyahu e Von der Leyen: "Uomo di parola, capace e appassionato che ha plasmato per anni il suo Paese"

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Un leader capace, accorto e, ciò che più è importante, di parola». Il tributo dell’ex primo ministro britannico, il laburista Tony Blair, è l’esempio di come Silvio Berlusconi avesse trovato ammiratori e amici inaspettati anche sulla scena internazionale. Blair fu ospite privato di Berlusconi in Sardegna nel 2004 e condivise l’asse con gli Stati Uniti di George W. Bush durante la guerra in Irak. Ora definisce l’ex presidente del Consiglio italiano «larger than life», una figura fuori dal comune per la sua capacità attrattiva. E anche il nuovo capo del governo di Londra, Rishi Sunak, rimarca: «Ha avuto un enorme impatto sulla politica italiana per diversi decenni».

La notizia della morte del leader di Forza Italia ieri era breaking news in tutto il mondo, accompagnata da un’ondata di commenti di analisti e ricordi dei principali statisti. «Un grande amico di Israele, che ci è stato vicino in ogni momento», dice di lui anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu. «Una figura chiave dell’Italia contemporanea» per il presidente francese Emmanuel Macron: «Riaffermò i legami tra le nostre due nazioni sorelle». «Sorprendente e appassionato», lo ricorda il premier olandese Mark Rutte: «L’Italia ha perso una forte personalità».

Parole di stima, le più controverse mentre è in corso la guerra in Ucraina, le pronuncia Vladimir Putin: «Una persona cara e un vero amico. Era un politico di livello globale e ora ci sono poche persone del genere nell’arena internazionale». Il presidente russo conserva il ricordo di uomo-ponte, ciò che il leader di Forza Italia rappresentò per Mosca nel 2002, al vertice di Pratica di Mare, quando la Russia si avvicinava all’Occidente e l’aggressività di Putin non era esplosa: «Fu l’iniziatore dello sviluppo delle relazioni tra Russia e Nato», sottolinea il capo del Cremlino. Se anche il primo ministro ungherese Viktor Orbán lo definisce «un grande combattente» - «Riposa in pace, amico mio», scrive in un tweet - a tratteggiarne le ombre sono soprattutto i giornali, che pure ne sottolineano il carisma. Un leader che ha segnato la politica, scrive il quotidiano tedesco Die Welt: «È stato il primo populista, un modello per molti politici di oggi». «Il gigante della destra italiana», per il francese Figaro, mentre Le Monde ne ricorda gli scandali. «È lo showman che ha ribaltato la politica e la cultura italiana», secondo il New York Times, «il premier più polarizzante». «Una figura divisiva», aggiunge il Washington Post, un anticipatore dei tempi per Bloomberg: «Ha scritto la sceneggiatura del populista moderno», ma la sua morte - è l’analisi del britannico Guardian - «pone una sfida per il suo partito e per la Meloni». Parla anche lo storico «nemico», il tedesco Martin Schulz (Spd), l’ex presidente del Parlamento europeo che Berlusconi infilzò con la celebre frase: «La suggerirò per il ruolo di kapò» in un film. Oggi dice: «Ogni morte è triste e deplorevole. Per il resto, la mia opinione sul bilancio politico di Silvio Berlusconi e sui pericoli connessi è ben nota».

Forte dell’impronta europeista, Berlusconi riceve il riconoscimento della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che porge le condoglianze anche al popolo italiano: «Ha guidato l’Italia in un momento di transizione politica e ha continuato a plasmare il suo amato Paese». Più accorate le parole della presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola. Lo ricorda come «un combattente, che ha guidato il centro-destra», «protagonista della politica in Italia e in Europa per generazioni»: «Ha lasciato il segno e non sarà dimenticato. Grazie Silvio».

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