Era il 15 novembre del 2024 quando Alberto Trentini, veneto, fu arrestato in Venezuela circa 3 settimane dopo il suo arrivo nel Paese. Cooperante, Trentini lavorava per la ong Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità. Quando è stato fermato si stava recando dalla capitale Caracas a Guasdualito. Da allora è iniziata la sua detenzione nel carcere di El Rodeo.
L'accusa non è stata resa nota e sono passate diverse settimane prima che arrivassero delle notizie del cooperante. Oggi 46enne, Trentini secondo quanto riferisce l’Ispi era attivo nel settore della cooperazione da molti anni e aveva operato in Ecuador, Etiopia, Paraguay, Nepal, Grecia, Perù, Libano e Colombia, lavorando per Focsiv, Cefa, Coopi – Cooperazione internazionale, Danish Refugee Council e altre organizzazioni non governative.In oltre un anno di detenzione, Trentini ha parlato con la famiglia solo tre volte. La prima telefonata risale al 16 maggio del 2025, sei mesi dopo l'arresto; allora, secondo quanto filtrato da fonti di Palazzo Chigi, aveva riferito di essere in buone condizioni e aveva espresso il desiderio di tornare presto in Italia.
Circa un mese prima, l'8 aprile 2025, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva contattato telefonicamente la madre dell'operatore umanitario veneziano, Armanda Colusso, ribadendo l'impegno del governo per riportarlo a casa.La seconda telefonata del cooperante italiano con la madre arrivò il 26 luglio scorso: "Pur nella costante angoscia siamo sollevati per aver potuto sentire, per pochi minuti, la voce di Alberto", aveva fatto sapere la famiglia attraverso la legale Alessandra Ballerini.
Il giorno dopo la Farnesina annunciò che il ministro degli Esteri Antonio Tajani, d'intesa con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, aveva nominato nominato il direttore generale per gli italiani nel mondo, Luigi Vignali, inviato speciale della Farnesina per i detenuti italiani in Venezuela. La terza e ultima telefonata di Trentini con la famiglia risale poi al 9 ottobre 2025: "È la terza telefonata in quasi 11 mesi di detenzione", avevano sottolineato i familiari sempre attraverso l'avvocata Ballerini, aggiungendo che il cooperante aveva "raccomandato ai genitori di prendersi cura di loro" e aveva "assicurato di essere forte".
La chiamata aveva seguito la prima visita in carcere dell'ambasciatore italiano. Una seconda visita in carcere dell'ambasciatore a Caracas Giovanni De Vito si era poi tenuta il 27 novembre. "Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto col governo venezuelano. Fino ad agosto. E questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio", disse intanto la madre in una conferenza stampa tenutasi a Milano in occasione del primo anniversario dell'arresto intanto, il 15 novembre del 2025, insieme a Ballerini e al presidente di Articolo 21, Giuseppe Giulietti, esprimendo indignazione e affermando che "per Alberto non si è fatto ciò che era doveroso fare".
Poco prima di Natale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato al telefono la madre di Trentini, Armanda Colusso, manifestando la solidarietà di tutto il Paese per la situazione del figlio. La situazione è parsa sbloccarsi dopo l'operazione militare degli Stati Uniti in Venezuela del 3 gennaio in cui è stato arrestato il presidente Nicolas Maduro. Mercoledì 7 gennaio la famiglia ha chiesto "di rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi", spiegando che in un momento così delicato "ogni parola sbagliata" potrebbe "compromettere la liberazione di Alberto".
"La nostra famiglia sta vivendo giornate di angoscia e di speranza", ha fatto sapere attraverso la legale Ballerini. "Speriamo insieme, forte", ha scritto poi l'avvocata, dopo l'annuncio della liberazione di detenuti stranieri in Venezuela.