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Meloni: "Trump ha detto cose non corrette sull'Italia"

La premier: impegni Nato sempre mantenuti, non coinvolti nella decisione di attaccare l'Iran. E conferma che incontrerà Rubio a Roma

Meloni: "Trump ha detto cose non corrette sull'Italia"
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Dal nostro inviato a Yerevan (Armenia). "Da tempo gli Stati Uniti discutono di un disimpegno in Europa, noi dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e crescere nella capacità di risposta. È una scelta che non dipende da me e personalmente non la condivido. L'Italia ha sempre mantenuto gli impegni, lo ha sempre fatto sempre in ambito Nato anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan come in Iraq. Alcune cose dette nei nostri confronti non le considero corrette". Al termine dei lavori dell'ottava Comunità politica europea, Giorgia Meloni lascia Yerevan con un affondo su Donald Trump. La domanda è sull'ipotesi che Washington ritiri come ha paventato buona parte dei 13mila soldati che ha nelle basi militari in Italia, ma la risposta va dritta sul presidente americano. Per giunta a pochi giorni dal faccia a faccia che la premier avrà con il segretario di Stato Marco Rubio, incontro che ieri Meloni ha sostanzialmente confermato ("penso che lo vedrò"). La premier, infatti, non esita a dire che reputa "non corrette" alcune cose dette da Trump sull'Italia, che ha rispettato gli impegni presi in ambito Nato. Peraltro, aggiunge la premier, "a livello di Patto Atlantico nessuno si è presentato in una sede formale a chiedere un sostegno degli alleati sulle scelte che stava facendo". Insomma, Trump la guerra all'Iran l'ha decisa in autonomia e insieme a Benjamin Netanyahu e, dunque, non può pretendere un sostegno da alleati che sono stati messi davanti al fatto compiuto.

Il summit di Yerevan è l'occasione per fare il punto sulle crisi che affliggono l'Europa. "Policrisi", è il termine utilizzato dalla Cpe e che Meloni fa suo per argomentare come tutte le emergenze che l'Occidente sta vivendo in questi anni "sono collegate tra loro, si alimentano a vicenda e devono essere affrontate tutte insieme" La premier interviene nel panel principale della Cpe, un format voluto da Emmanuel Macron nel 2022 e a cui partecipano i Paesi dell'Europa allargata, non solo i Ventisette ma anche le ex repubbliche sovietiche (come l'Ucraina) e la Turchia. Alla tavola rotonda partecipano anche Ursula von der Leyen, Keir Starmer e lo stesso Macron, oltre al presidente di turno dell'Ue, il cipriota Nikos Christodoulides.

Meloni usa "l'esempio delle migrazioni" per dire che i flussi migratori incontrollati mettono sì sotto pressione la sicurezza dei cittadini e, quando vengono sfruttati come minaccia ibrida, anche la stabilità degli Stati. Ma non solo. "Incidono anche sull’economia - aggiunge la premier - mettendo sotto pressione le risorse pubbliche e influenzando il mercato del lavoro, riducendo la competitività, aumentando l’incertezza e alimentando le tensioni sociali". E ancora: "È collegata anche all’energia, perché dobbiamo affrontare il fatto che molti flussi provengono da regioni instabili che sono fondamentali per le nostre forniture energetiche". Insomma, "alla fine tutto questo influisce sulle qualità delle nostre democrazie".

E dunque, dice Meloni, alzare il livello dell'azione europea "significa concentrarsi molto di più su una strategia di lungo periodo". Che, aggiunge, "dovrebbe concentrarsi non solo sui Paesi affini per visione e che sono ovviamente molto importanti, ma anche sul nostro vicinato geografico". Per questo "credo che dovremmo anche concentrarci molto di più sul nostro vicinato mediterraneo" e "lavorare anche su un formato come la Cpe, che è fondamentale in questo periodo, concentrato però sullo spazio geografico del grande Mediterraneo". Insomma, oggi "la sfida è ampliare l'approccio, mettendo insieme sicurezza, sviluppo ed energia nella cooperazione con i Paesi vicini". È questo, conclude la premier, "il modo migliore per rispondere a una crisi che non è una sola crisi, ma molte crisi insieme, che purtroppo fanno parte dello stesso fenomeno e che dobbiamo affrontare tutte insieme".

Meloni ha poi richiamato anche il lavoro in corso al Consiglio d’Europa, “dove lavoriamo per aggiornare l’interpretazione delle convenzioni, scritte molti anni fa”, e quello avviato nell’ambito della Comunità politica europea insieme al premier britannico Keir Starmer.

“Abbiamo promosso una dichiarazione che ha già raccolto 31 firme. Nella proposta presentata con Starmer, la posizione è chiara: dobbiamo combattere i trafficanti, evitare il ripetersi di una crisi come quella del 2015 e cooperare con i Paesi di origine e di transito”, ha rimarcato.

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