Il caso della metaniera russa Arctic Metagaz, gravemente danneggiata e alla deriva nel Mediterraneo centrale, è arrivato sul tavolo del governo italiano. A Palazzo Chigi si è tenuta una riunione operativa per valutare i rischi ambientali e le possibili azioni coordinate con Malta, mentre la nave continua a muoversi in acque internazionali tra Linosa, Lampedusa e l’arcipelago maltese.
Secondo le informazioni diffuse nelle ultime ore, a bordo resterebbero circa 900 tonnellate di carburante e serbatoi di gas liquefatto, un carico che rende la situazione potenzialmente critica in caso di cedimento dello scafo o di incendio. La vicenda, iniziata con un attacco sospetto nei primi giorni di marzo, ha assunto rapidamente una dimensione internazionale perché la nave sarebbe collegata alla cosiddetta flotta ombra russa, utilizzata per trasportare energia aggirando le sanzioni occidentali.
BREAKING:
— Visegrád 24 (@visegrad24) March 4, 2026
A Russian ship, Arctic Metagaz, carrying gas was sunk off the coast of Libya by an unknown attacker.
All 30 crew members were rescued.
The tanker was under US and UK sanctions as part of Russia’s so-called “shadow fleet.” pic.twitter.com/zLh5c312LC
"Premesso che l'imbarcazione si trova attualmente all'interno della zona SAR maltese, e che le autorità di Malta hanno stabilito una distanza di sicurezza minima di 5 miglia nautiche, il Governo italiano ha assicurato al Governo de La Valletta la condivisione del monitoraggio avviato fin dal primo momento". Lo afferma una nota di Palazzo Chigi dopo il vertice, presieduto dalla premier Giorgia Meloni, sulla "situazione della nave LNG Arctic Metagaz, battente bandiera russa, che trasporta consistenti quantitativi di gas, olio pesante e gasolio e che da alcuni giorni si trova alla deriva, senza equipaggio, nel Mar Mediterraneo". "L'Italia ha inoltre confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto".
Vertice a Palazzo Chigi: coordinamento con Malta, monitoraggio militare e timori per un disastro ambientale
La situazione della petroliera danneggiata è stata al centro di una riunione a Palazzo Chigi convocata per valutare i rischi legati alla deriva della nave nel Mediterraneo centrale.
Secondo quanto emerso, il governo italiano ha attivato un coordinamento con Malta e con le autorità europee per monitorare la rotta dell’imbarcazione, che si trova in acque internazionali ma in una zona estremamente sensibile dal punto di vista ambientale e strategico.
La nave è stata avvistata nei giorni scorsi al largo di Lampedusa prima di spostarsi verso est, sospinta dalle correnti verso l’area compresa tra Linosa e Malta. La presenza a bordo di grandi quantità di carburante e gas liquefatto rende complesso qualsiasi intervento, perché un’operazione di traino o di messa in sicurezza richiede condizioni tecniche e autorizzazioni internazionali precise.
Unità della Guardia costiera, mezzi antinquinamento e assetti della Marina militare stanno seguendo costantemente la situazione, mentre resta aperta l’ipotesi di un intervento più diretto nel caso in cui la nave si avvicini alle acque territoriali italiane o maltesi. Il problema principale è giuridico oltre che tecnico: finché l’imbarcazione resta fuori dalle acque nazionali, ogni operazione richiede il consenso dello Stato di bandiera o dell’armatore, circostanza che rallenta le decisioni e aumenta i timori per possibili danni ambientali.
La ricostruzione dell’incidente che ha portato la Arctic Metagaz alla deriva
La crisi è iniziata nei primi giorni di marzo, quando la nave cisterna russa è stata colpita da un’esplosione mentre navigava nel Mediterraneo meridionale, in un’area compresa tra le coste libiche e l’arcipelago maltese.
Secondo diverse ricostruzioni, l’incendio sarebbe stato provocato da un attacco con drone marino, ipotesi che Mosca ha attribuito all’Ucraina nel contesto delle operazioni contro la cosiddetta flotta ombra utilizzata per il trasporto di petrolio e gas russo. L’esplosione ha danneggiato lo scafo e costretto l’equipaggio ad abbandonare l’imbarcazione, recuperato successivamente nella zona di ricerca e soccorso libica. Da quel momento la nave è rimasta senza controllo, trasformandosi di andando alla deriva spinta dalle correnti verso nord.
Nei giorni successivi l’imbarcazione è stata segnalata prima vicino a Malta, poi al largo di Lampedusa, alimentando l’allarme tra le autorità italiane e maltesi per il rischio di un incidente in una delle rotte marittime più trafficate del Mediterraneo.
Secondo le fonti internazionali, la nave trasportava gas liquefatto proveniente dall’Artico russo e sarebbe collegata a circuiti commerciali utilizzati per aggirare le sanzioni occidentali, elemento che ha trasformato un incidente marittimo in una vicenda con possibili implicazioni geopolitiche.
Le possibili soluzioni sul tavolo tra Italia, Malta e Unione Europea
Le opzioni per gestire la nave danneggiata sono diverse, ma nessuna priva di difficoltà tecniche e politiche.
La prima ipotesi è il rimorchio verso un porto sicuro, soluzione che consentirebbe di mettere in sicurezza il carico ma che richiede l’intervento di società specializzate e l’autorizzazione dello Stato di bandiera e del proprietario della nave. La seconda possibilità è un intervento coordinato tra Italia, Malta e Unione Europea nel caso in cui la petroliera si avvicini alle acque territoriali, scenario che permetterebbe azioni dirette per prevenire uno sversamento. Una terza opzione, più complessa, riguarda un coinvolgimento internazionale più ampio, perché la nave sarebbe legata a traffici energetici russi e la vicenda si inserisce nel contesto della guerra delle rotte del petrolio e del gas iniziata dopo l’invasione dell’Ucraina.
Per questo la petroliera alla deriva tra Malta e Lampedusa non rappresenta
solo un’emergenza ambientale, ma anche un banco di prova per la gestione della sicurezza nel Mediterraneo, dove diritto internazionale, tensioni geopolitiche e tutela dell’ambiente si stanno intrecciando sempre più spesso.