All'indomani del secondo vertice Italia-Africa ad Addis Abeba, in Etiopia, il vicepresidente della commissione Esteri/Difesa del Senato, Roberto Menia di Fratelli d'Italia, che ha partecipato all'incontro come ospite d'onore di Giorgia Meloni, ha espresso il suo parere sui rapporti tra il nostro Paese e il continente a sud del Mediterraneo. "Ai critici del Piano Mattei replico con una domanda: ma perché a nessun governo che ha amministrato l’Italia dal 2011 ad oggi (o anche prima) è mai venuta in mente un’idea del genere?", ha dichiarato nel corso di un'intervista a Formiche.net. "La verità è che se tutte le 'altre' voci internazionali, autorevoli e certificate come Bei, World Bank, African Bank, Unione Africana e gli stessi Usa stanno così attezionando il Piano Mattei vuol dire che è la mossa giusta al momento giusto".
Menia ha sottolineato che la "forza dell'idea italiana" è stata quella di "quella di capire i tempi internazionali e la praticità di questo dossier". "Spesso dimentichiamo che l’Africa è l’area di prima prossimità dell’Italia, dal momento che ci affacciamo sul Mediterraneo e nel Mediterraneo proiettiamo ambizioni, imprese, commerci e scambi", ha sottolineato. "Non avrebbe avuto senso continuare nel silenzio programmatico e sarebbe stato miope proseguire nel non fare nulla in quella direzione". Per quanto riguarda gli obiettivi raggiunti del Piano, il vicepresidente della commissione ha sottolineato che "chi ha ideato, progettato e armonizzato il piano sapeva già quali obiettivi sarebbero stati raggiunti. Ne cito solo due: l’ampliamento dei Paesi obiettivo, dai 9 iniziali ai 14 attuali, e il coinvolgimento dei maggiori soggetti internazionali". "Quante volte in passato ci siamo interrogati su come sarebbe stato utile stimolare una nuova stagione di relazioni con l’Africa, anche alla luce del disimpegno francese in Sahel e delle enormi difficoltà di dialogo che l’Ue ha mostrato?", ha affermato. "L’Italia ha fornito a tutti una risposta di merito e di metodo, con anche la presenza delle nostre eccellenze a quelle latitudini, senza sbavature o frizioni con i Paesi africani, ma anzi coinvolgendoli positivamente in prima persona. E lo svolgimento in Etiopia del secondo vertice Italia-Africa lo dimostra ampiamente".
Sul fatto che questa possa essere "la volta buona" delle relazioni con il continente africano, Menia ha commentato che il Piano Mattei non è un insieme di iniziative sfilacciate fatte da singoli governi, ma una "strategia complessiva", tramite la quale l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni "investe anche sul concetto di Italia globale, capace di essere presente su tavoli che contano con le proprie competenze, con la propria guida politica e con la consapevolezza che è questo il momento delle grandi decisioni e dei grandi progetti. Non è più consentito aspettare o sbagliare, data la complessità della situazione, dal momento che le emergenze sono sempre più crescenti. Per restare all’Africa, penso alla crisi in Sudan, o alle penetrazioni della brigata Wagner, o alle mani cinesi nelle terre rare".
Infine, Menia ha sottolineato il fatto che la convergenza tra l'Agenda africana 2063 e il Piano "è il vero jolly" del vertice in Etiopia.
"Il know-how, le tecnologie, gli investimenti sono solo alcuni degli strumenti che l’Italia sta mettendo in campo, ma senza la regia di insieme del governo non avrebbero senso: è questa la principale novità. La differenza rispetto al passato è notevole: siamo in presenza di una vera e propria rivoluzione nelle relazioni con l’Africa. E l’Italia è entrata di diritto nella storia".