Il nuovo «caso Salis», che l'ha vista protagonista di un controllo da parte delle forze di polizia della Capitale sabato mattina, è riconducibile a un filone ben preciso che origina da indagini tedesche. L'europarlamentare, infatti, non ha subito una perquisizione come da lei sostenuto, perché le forze dell'ordine, essendosi resi conto che si trattava della candidata di Avs, dopo averla identificata non sono entrati nella sua camera d'albergo. E il tutto nasce da un alert giunto all'Italia in quanto Paese dell'area Schengen e scaturito dal fatto che la Germania avrebbe inserito la paladina dei centri sociali nella lista dei soggetti sospettati. Ma perché Ilaria Salis dovrebbe interessare al Paese guidato da Merz? Era il febbraio dei 2023 quando, in occasione della «Giornata dell'Onore», è andata in scena una vera e propria spedizione punitiva organizzata dagli antagonisti di tutta Europa, riuniti sotto la sigla Hammerbande (organizzazione criminale tedesca di matrice Antifa). Occasione in cui (nelle date comprese tra il 9 e l'11 febbraio) si sono verificati pestaggi contro militanti di estrema destra (anche se poi si scoprirà che tra le persone rimaste ferite c'era anche chi si trovava lì per puro caso). Tra gli attivisti dell'estrema sinistra, che davano letteralmente la «caccia al fascista» c'era, stando all'accusa, anche Salis, fermata e presa in custodia insieme a due cittadini tedeschi, Tobias Edelhoff e Anna Christina Mehwald: il primo è stato condannato in secondo grado nel maggio del 2024, alleviando la sentenza del primo grado, a un anno e dieci mesi di carcere, la seconda a 2 anni e mezzo, con condanna sospesa, nel febbraio del 2026. Nelle stesse ore la giustizia ungherese aveva condannato anche l'antifascista Maja T, attivista tedesca di 25 anni, ad otto anni di carcere per violenza: è stata accusata dall'Ungheria, insieme a 19 antifascisti europei, di reati commesse con i manganelli nel 2023 su 9 militanti di estrema destra a margine di un raduno neonazista a Budapest, sempre nel medesimo intervallo di date di quel febbraio del 2023. Questo perché il filone investigativo che stanno seguendo sia la Germania che l'Ungheria riguarda quello che viene chiamato il «Budapest Complex»: non più solo Salis e chi era con lei ma, come spiega anche una risposta parlamentare tedesca del novembre del 2025, questa formula viene utilizzata per indicare le indagini di autorità ungheresi e tedesche in cui Budapest rappresenta solo il punto d'origine del fascicolo, che poi assume un altro connotato, perché, proseguendo con le ricerche, si è potuto constatare che alcuni profili risultano già inseriti in un circuito di violenze politiche precedenti anche in Germania. Il tentativo, quindi, è quello di far luce su una rete di riferimento dell'area antifascista radicale, i cui membri avrebbero in più occasioni, e con una strategia estremamente organizzata, colpito soggetti considerati di estrema destra con martelli o altri oggetti contundenti. Ci sono dei profili che, infatti, non sono state fermati subito a Budapest ma che in seguito sono stati indicati dagli inquirenti come partecipanti agli stessi attacchi o come appartenenti al medesimo gruppo operativo.
Elemento poi formalizzato dalla procura federale tedesca in più atti del 2024 e 2025: nel comunicato del 21 gennaio del 2025, relativo a sei sospetti che si sono consegnati in Germania, l'accusa scrive che tutti gli indagati erano membri di un'associazione estremista di sinistra e che la stessa associazione aveva commesso degli assalti a Budapest nel 2023. L'unica che, al momento, però siede in Parlamento è proprio Ilaria Salis, «fuggita» dal processo in Ungheria grazie alla decisione di candidarla a Bruxelles da parte della Bonelli&Fratoianni.