Dopo la liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò nelle carceri del Venezuela restano ancora 42 detenuti italiano-venezuelani. Quelli che avevano solo un passaporto italiano sono stati tutti liberati. A fare chiarezza sul numero dei connazionali ancora in custodia nelle carceri del Paese latino americano è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Che ha aggiunto: nella maggioranza dei casi, cioè 24, si tratta di detenuti politici e ora l'Italia è al lavoro "per fare in modo che ne possano essere liberati il maggior numero possibile".
C'è quindi speranza per questi altri 24 italiani con doppia nazionalità, spesso rinchiusi per motivi legati alla politica o per aver espresso opinioni invise al governo chavista. Almeno sette, ricordava pochi giorni fa Avvenire, sono nel famigerato carcere Rodeo I, lo stesso di Trentini. Tra loro c'è Daniel Enrique Echenagucia Vallenilla, 47 enne imprenditore italiano originario di Avellino. È stato arrestato il 2 agosto 2024. Secondo i familiari, è tenuto in condizioni estreme di isolamento, soffre di asma, ha perso 18 chili e si trova in uno stato di profonda prostrazione. Sarebbero invece in un'altrettanto famigerata struttura, quella di El Helicoide a Caracas, tristemente nota per l'uso dell'isolamento e i duri interrogatori, altri italo-venezuelani come Gerardo Coticchia Guerra (arrestato ben oltre 5 anni fa), l'ingegnere 55enne Juan Carlos Marruffo Capozzi e l'avvocato penalista Perkins Rocha di 63 anni, spostato con la italiana Maria Constanza Cipriani. Rocha è anche consigliere giuridico di fiducia della leader dell'opposizione María Corina Machado.
Nella stessa struttura dovrebbe poi esser rinchiuso anche Hugo Enrique Marino Salas, scomparso nel nulla dal 20 aprile 2019. Se c'è speranza, resta una grande incertezza per la situazione del Venezuela. Le scarcerazioni dei detenuti politici annunciate dal governo Rodriguez vanno avanti col contagocce. Secondo una missione Onu indipendente in Venezuela, sono stati liberati solo 50 prigionieri degli 800 attesi.
Dietro ai ritardi ci sono disaccordi tra i chavisti, ha scritto l'agenzia di informazione Sir, citando una qualificata fonte ecclesiale anonima: "Dopo l'annuncio della liberazione di detenuti politici, ci si aspettava il rilascio di 400 di loro, su un totale di circa 800, ma a quanto pare, a causa di tensioni e disaccordi interni alla coalizione dominante, ci sono state solo poche scarcerazioni, per cui i comitati dei familiari stanno vegliando all'uscita dei centri di detenzione e tortura".