Vaticano

In 100mila per l'ultimo saluto a Benedetto

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In 100mila per l'ultimo saluto a Benedetto

Una decisione che «ha spezzato il cuore» di Benedetto XVI quella presa da Papa Francesco sulla messa in latino. Arrivano come un fulmine a ciel sereno le dichiarazioni che monsignor Georg Gaenswein, storico segretario personale di Joseph Ratzinger, affida al Tagespost, settimanale cattolico tedesco, all'indomani della morte del «suo» Papa. Parole che portano alla luce antiche e nuove ruggini con Papa Bergoglio e che ora rischiano di rendere ancora più complicato il rapporto con il Papa regnante, non privo di incomprensioni nel passato. E ridà voce alla corrente più tradizionalista all'interno della Chiesa che era legata al Papa emerito. E che lo stesso Ratzinger aveva cercato di contenere nel corso degli ultimi anni.

Critica, monsignor Gaenswein, il Motu Proprio «Traditionis custodes», con il quale Francesco aveva rivisto, con una stretta, le disposizioni sulla messa antica. «Quello è stato un punto di svolta. Credo che Papa Benedetto abbia letto questo Motu Proprio con il dolore nel cuore», sottolinea mons. Gaenswein, spiegando che il provvedimento di Benedetto XVI, nel 2007, non voleva altro che «aiutare coloro che avevano semplicemente trovato una casa nella messa antica, a trovare una pace interiore». «Togliere questo tesoro alla gente, perché? Non credo di poter dire di essere a mio agio con questo», ha aggiunto. Affermazioni che potrebbero provocare una spaccatura con l'ala bergogliana del Vaticano. I rapporti tra Gaenswein e Francesco erano già difficili, tanto che nel 2020 il fedelissimo segretario personale di Ratzinger, era stato «sospeso» dall'incarico di Prefetto della Casa pontificia, ruolo ricoperto dal 2012. La motivazione ufficiale era stata di consentirgli di avere più tempo per dedicarsi al Papa emerito che cominciava a mostrare tutte le sue fragilità fisiche. Ma la stampa tedesca, e non solo, parlò di un vero e proprio siluramento.

In questi giorni, mons. Gaenswein è stato il vero regista in Vaticano: ha accolto le autorità politiche e religiose, ha stretto mani e impartito benedizioni ai fedeli. Ieri, forse anche per «equilibrare» le sue uscite, il monsignore tedesco ha rilasciato un'intervista anche ai media vaticani, con toni molto più soft. Anche se non ha mancato di parlare di «incomprensioni» vissute dal «suo» Papa, che egli stesso definisce «come un padre». «Abbiamo visto che le sue parole, le parole del Successore di Pietro, non sono state accettate. Ma questo ci dice che la guida della Chiesa non si fa soltanto comandando, decidendo ma anche soffrendo, e questa parte della sofferenza non era poca», ha confidato Gaenswein. A tutto questo si aggiunge il fatto che è in uscita un libro dello stesso Gaenswein «Nient'altro che la verità», edito da Piemme, che potrebbe creare altre polemiche. «È un racconto di prima mano che cerca di far luce su alcuni aspetti incompresi del pontificato di Benedetto XVI ha affermato - e di descrivere dall'interno il vero mondo vaticano». Il segretario personale del Papa emerito dovrà ora lasciare il Monastero Mater Ecclesiae, dove ha vissuto per quasi dieci anni insieme a Ratzinger e alle quattro memores domini. Su di lui si aprono ora vari scenari: in primis che ruolo ricoprirà. Appare molto probabile una diocesi in Germania. O per lo meno, questa sembrerebbe la soluzione più naturale, anche se parrebbe che Gaenswein non abbia mantenuto grandi rapporti con l'episcopato della sua terra di origine. Tutte ipotesi. La decisioni finale è nelle mani di Papa Francesco.

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