I 5 Stelle nel caos: "Non stiamo toccando palla"

La decisione del Tribunale di Cagliari è un macigno per il Movimento. Alla Camera tanto smarrimento: "Nessuno sa cosa accade, che casino"

I 5 Stelle nel caos: "Non stiamo toccando palla"

Un curatore al posto del capo politico. È una battuta, certo, ma sintetizza la realtà per il Movimento 5 Stelle e gli umori che circolano tra gli eletti in Parlamento. Di fatto sono parte di un’organizzazione senza vertice. Dal Tribunale di Cagliari è arrivato un altro duro colpo dopo il distacco del blog da parte di Rousseau e i problemi personali di Beppe Grillo. Davide Casaleggio, passo dopo passo, sta mettendo in ginocchio gli ex compagni di viaggio.

Tanto che lo smarrimento è evidente tra i parlamentari. In questo vuoto prende forma un fantasma, che sembrava accantonato nell’attesa delle mosse di Giuseppe Conte: la formazione di un gruppo ‘contiano’ alla Camera, come progetto pilota per un partito dell’ex avvocato del popolo. Un qualcosa di nuovo, capace di unire parte dei vecchi fuoriusciti e quelli che si sentono con un piede fuori dal Movimento. “I futuribili fuoriusciti”, ironizza un esponente dei grillini. In questo modo si potrebbe dribblare la questione del terzo mandato.

Espulsioni contestate

Al momento è una suggestione, un’ipotesi che rimbalza nel chiacchiericcio tra alcuni parlamentari. Ma, per esempio, al Senato un profilo come Emanuele Dessì, uscito in polemica con la gestione di Vito Crimi, salterebbe subito su un carro trainato da Conte, in un’iniziativa nuova di zecca. In un clima di incertezza, molti espulsi valutano la vendetta: chiedere il reintegro, ritenendo illegittima la sanzione comminata da un capo non riconosciuto. "La mia espulsione nasceva da una richiesta ufficiale del “capo politico” che, a quanto pare, non era capo politico come ho ripetuto più volte nei mesi passati (tra l'altro). Torno ad essere un portavoce del Movimento 5 Stelle?", ha subito osservato l'ex sottosegretario al Mef, Alessio Villarosa, cacciato per il mancato voto di fiducia al governo Draghi.

Ai cavilli legislativi, che hanno fatto finire una questione politica in Tribunale, si aggiungono prospettive nebulose. Eppure c’è anche chi prova a fare professione di ottimismo: “Magari questa vicenda porterà Conte ad accelerare. Ora come ora non possiamo consentici ulteriori tentennamenti, sarebbe un grave errore”, è un altro ragionamento fatto tra i corridoi della Camera. In questo caso, l’obietti sarebbe l’azzeramento di tutto, senza la necessità di rifare un partito daccapo. Insomma, il neo-Movimento, vagheggiato da Conte nelle scorse settimane, potrebbe prendere effettivamente forma. Sempre che l’ex presidente del Consiglio si dia una mossa.

Smarrimento a 5 Stelle

Ma al di là delle ipotesi, per capire l’aria che tira, basta raccontare quanto accaduto in mattinata. Alla domanda su cosa possa succedere, la risposta non lascia spazio a dubbi: “Chi lo sa, è un gran casino”. Così, a Montecitorio si è materializzato il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, uomo di mediazione, accorso a cercare di riportare la calma, mentre gli eletti si sono riuniti in capannelli per capire quali mosse fare. “Non abbiamo nemmeno più il blog su cui esprimere la posizione”, annota uno degli esponenti grillini, ammettendo la difficoltà del momento.

E infatti Casaleggio, dopo aver tolto la voce ai 5 Stelle, cancella anche la figura del capo politico, rimpiazzata da un curatore. La questione è alquanto complessa: “La verità è che non sappiamo niente da settimane, perché la partita la stava preparando solo Conte. Non stiamo toccando palla”, ammette un’altra fonte interna ai Cinque Stelle. Tra le tante cose, quindi, si prospetta un’altra grana: l’assenza di collegialità. Quello che è sempre stato contestato alla leadership di Luigi Di Maio.

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