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Abusi e fughe di notizie per colpire la premier. Ombre sull'intelligence

Attenzionati dai servizi anche l'ex compagno e Caputi, il capo di gabinetto a Palazzo Chigi

Abusi e fughe di notizie per colpire la premier. Ombre sull'intelligence
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I "neri" dello 007 Giuseppe Del Deo e quello strano spionaggio per colpire Giorgia Meloni. L'inchiesta sul dossieraggio della Squadra Fiore, con il filone che coinvolge l'ex numero due prima dell'Aisi e poi del Dis mandato in prepensionamento l'anno scorso proprio dalla premier, apre scenari inquietanti anche sulla vicenda del capo di gabinetto del premier Gaetano Caputi, che ha coinvolto (ancora una volta) i giornalisti del quotidiano Domani già implicati nel verminaio dell'Antimafia, ordito dall'ex finanziere Pasquale Striano.

I cronisti, inquisiti per aver pubblicato alcuni articoli su una serie di accertamenti svolti nei confronti di Caputi, all'epoca in cui era stato nominato capo di gabinetto della Meloni, avrebbero indebitamente ricevuto da Piazzale Clodio, tra gli atti di conclusione delle indagini che li coinvolgevano, anche l'informativa dell'Aisi, l'agenzia per i servizi interni, contenente notizie riservate sugli accessi effettuati dagli stessi 007 su Caputi, per ordine dell'allora vice direttore Del Deo ai tempi in cui il capo era Mario Parente. Si trattava di un documento confidenziale, indirizzato al procuratore capitolino Francesco Lo Voi, il quale aveva chiesto conto al Dis, diretto da Elisabetta Belloni e dove Del Deo era sbarcato come vice, di quei controlli sulle banche dati, poi finito sulla prima pagina del quotidiano. Della risposta era stato investito il direttore dell'intelligence interna Bruno Valensise, che in un'informativa spiegava come le verifiche fossero state autorizzate per indagare sul conto di alcuni soggetti che gravitavano intorno a Chigi per interessi personali.

Quella fuga di notizie aveva spinto il Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, a mettere in campo un'iniziativa senza precedenti: una denuncia al vertice di Piazzale Clodio, al quale veniva contestata la violazione dell'articolo 42 comma 8 della legge 124 del 2007, "in quanto la procura di Roma in qualità di destinataria delle informative riservate avrebbe dovuto adottare le necessarie cautele per evitarne l'indebita diffusione". Per il Dis, ma non per il procuratore capo di Perugia Raffaele Cantone che ne ha chiesto l'archiviazione, la Procura capitolina sarebbe stata responsabile di rivelazione di informazioni riservate, quando ha allegato nel fascicolo aperto contro i giornalisti la relazione, vergata da Valensise, in cui veniva ricostruita, al fine di fornire i chiarimenti richiesti da Lo Voi, l'attività sui tre accessi alla banca dati di Punto Fisco nei confronti di Caputi. Un'attività, messa in atto dagli 007 dell'Aisi, che avrebbero spiato il capo di gabinetto della premier su ordine di Del Deo, sul quale già pendeva la mancanza di chiarimenti sul pedinamento all'ex compagno della premier, Andrea Giambruno.

Sull'attività della spia ora si addensano altre ombre, alla luce dell'iscrizione nel registro degli indagati di Del Deo, accusato non solo di peculato, ma pure di accesso abusivo alle banche dati, in quanto, come accertato dall'inchiesta dei carabinieri del Ros, sarebbe a capo di una squadra di collaboratori "ai quali dava disposizioni per svolgere attività clandestina di tipo para investigativo". E allora il caso Caputi potrebbe rivelare i contorni ipotizzati dal vice premier Matteo Salvini, il quale, scoppiato lo scandalo, aveva bollato la vicenda come "un regolamento di conti all'interno dei servizi di intelligence", chiarendo che il riferimento era alle carte altamente riservate finite sui giornali.

Insomma, il solito metodo Striano, con la cessione a una certa stampa di documenti esfiltrati illecitamente dalle banche dati. E sotto la lente finiscono pure i rapporti tra Del Deo, nominato a capo del reparto economico finanziario dell'Aisi dall'allora premier pentastellato Giuseppe Conte, e l'ex capo del Dis Belloni, che proprio i 5 Stelle avrebbero voluto presidente della Repubblica. Ad attirare l'attenzione dei carabinieri del Ros c'è un'intercettazione del 23 febbraio scorso, agli atti della nuova inchiesta, in cui Del Deo, commentando l'articolo sul Domani dal titolo "Servizi segreti e grandi affari. L'Aisi e i lavori a casa Belloni", parla di una fattura per la ristrutturazione, definendola "fattura di Del Deo".

Circostanza, questa, che per gli inquirenti dimostrerebbe come l'ex 007, oltre a coordinare "i neri" per i presunti dossieraggi, "avesse un potere di fatto di negoziazione con i fornitori, tanto da determinare l'importo delle fatture e da rivendicare come una scelta personale l'emissione di documenti fiscali con generica descrizione del tipo di prestazione eseguita".

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