Addio rivoluzione fiscale: "Perché il governo non la farà"

Prima giornata della festa de La Ripartenza. Ospiti Sgarbi, Accorsi, grandi manager e Giorgetti. Il ministro: "Il green pass? Può essere pericoloso"

Addio rivoluzione fiscale: "Perché il governo non la farà"

dal nostro inviato a Bari

Che poi in fondo una zuppa si cucina così: metti a bollire un po’ di imprenditori, marini qualche fetta di Stefano Accorsi, aggiungi un pizzico (mai esagerare) di Vittorio Sgarbi. E mescoli il tutto con grandi ospiti di profilo economico, da Grimaldi Lines fino ad arrivare ad Ita e Alitalia. Infine aggiungi l’ingrediente segreto, il politico che di solito non rilascia mai interviste, ovvero il ministro Giancarlo Giorgetti, ed ecco che la zuppa di Porro prende un sapore tutto diverso. Se poi nel piatto ci finisce una zanzara tipo Giuseppe Cruciani, tanto meglio.

Di questo, più o meno, si è trattata la prima giornata de “La Ripartenza”, la festa del sito nicolaporro.it dal teatro Petruzzelli di Bari. Rassegna stampa mattutina di Porro con Cruciani (spettacolo puro), dibattito sul made in Italy a seguire, spazi dedicati alla cultura nel pomeriggio, con una lecture di Accorsi e una lezione, frizzante, di Sgarbi sull'Arte. Infine l’appuntamento con il ministro dello Sviluppo Economico, che a dispetto del suo proverbiale equilibrio s’è lasciato andare più di quanto fatto in altre occasioni.

Innanzitutto, le notizie. La prima è che Cruciani s’è fatto la doccia prima di salire sul palco: è stato lui a dire di non averne fatta un’altra negli ultimi tre giorni. Poi le cose serie. Paolo Lazzerini, amministratore delegato di ITA, è uno di quei volti economici che in tanti vorrebbero intervistare. Solo giovedì scorso dall’Unione europea è arrivato il via libera alla creazione della “nuova” compagnia di bandiera italiana che dovrà prendere l’eredità di Alitalia. Il percorso è stato difficile. Sette mesi passati a fare a “sportellate con i burocrati Ue”, 160 domande cui dare risposta, 15 business plan presentati. Tutto per convincere dei “funzionari” europei che la nuova azienda sarà in discontinuità con la vecchia. Ma serve davvero una compagnia di bandiera? “C’è spazio - dice Lazzerini - per averla, e per fare dei soldi”. Non esattamente un dettaglio. Gli aerei in pista all’inizio saranno 52, nella speranza - variante Delta permettendo - di arrivare a 78 appena possibile. Bene. Il nuovo vettore si chiamerà Alitalia? Non è detto. Perché, altra notizia, “l’Ue ci ha impedito di comprare il marchio sic et simpliciter”. Dunque si farà un’asta, nella speranza che ITA possa vincerla. Altrimenti? Altrimenti boh. Di sicuro ci saranno accordi con altre aziende internazionali in vista di una “alleanza globale”, forse Lufthansa o Air France. Si vedrà. Intanto a ottobre si vola.

L’altra notizia è Giorgetti. Sempre interessante. Intervistato da Porro e Alessandro Sallusti, il ministro del Mise dimostra la sua grande capacità di analisi. La rivoluzione green di Ursula? Bene, benissimo, ma occhio agli “effetti in termini di disoccupazione” e sulla “bolletta”. “Vogliamo scegliere questa strada? - dice Giorgetti - Avrà un prezzo”. Tradotto: aumento del costo dell’energia, bollette più care, impatto sulle industrie e la disoccupazione. Sappiate poi che Giorgetti sul green pass non la pensa né come Salvini né come Speranza: il passaporto vaccinale “è giusto per partecipare alle attività di svago”, ma “trovo pericoloso vincolarlo ai diritti di cittadinanza”. Dazi, 5G, via della Seta (“per ora abbiamo importato solo il virus”), Ilva, licenziamenti, il prossimo presidente della Repubblica, le nomine rai, il reddito di cittadinanza: Giorgetti parla di un sacco di cose, ma ne dice una in particolare. Forse due. Primo: questo governo non farà nessuna riforma fiscale, perché “non ci sono i tempi”. Secondo: Mario Draghi gli piace un sacco. Del premier, racconta, ci sono “due dimensioni: quella privata e quella pubblica”. Nella prima “è simpatico e affabile”. Nella seconda è Supermario: “Quando lui parla, gli altri stanno zitti”. “E penso sia una cosa importante”.

Per il resto La Ripartenza è una zuppa. Ed è giusta così. Accorsi legge un monologo sulle emissioni zero, e la sua voce basta. Sgarbi ritarda un quarto d’ora causa gabinetto, ma poi la lezione sul Caravaggio e Pasolini vale l’attesa. Infine gli interventi sul lavoro di Guido Grimaldi, commercial director di Grimaldi Group (“non trovo medici di bordo, nonostante i 9mila euro al mese”), gli appunti sul turismo di Sir Rocco Forte degli omonimi hotel (“Draghi poteva fare qualcosa in più per il settore”), le stoccate di Marco Pozzo, ad di Driade e FontanArte (“mancano le maestranze”). E la cena, indimenticabile, alla fine di tutto. Chi scrive se l’è persa, ma i racconti bastano: Sgarbi è arrivato un po’ in ritardo e… cala il sipario. La zuppa è finita.

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