Bersani sogna una "Cosa di sinistra": torna la voglia di ammucchiata

Il deputato di Leu spinge per una federazione tra progressisti e M5S. Ma frena su Draghi al Quirinale: "Occhio, non facciamo disastri". Ha paura del voto anticipato? A sinistra è già caos

Il deputato Leu Pierluigi Bersani
Il deputato Leu Pierluigi Bersani

Quanto durerà l'euforia della sinistra? Probabilmente poco. I risultati delle elezioni amministrative sono stati accolti con estrema esultanza da Enrico Letta e compagni. Ma i sorrisi sono destinati a spegnersi. Il voto locale non rappresenta le intenzioni nazionali e all'orizzonte si addensano nuvoloni grigi che portano liti e divisioni. All'interno della compagine rossa, mentre infiamma la rissa sulla fattibilità di tenere insieme, all'interno dell'alleanza, si il Movimento 5 Stelle sia i centristi alla Matteo Renzi e Carlo Calenda, si fanno largo utopie difficilmente realizzabili. Sì, perché non basta il nuovo Ulivo auspicato da Letta nei giorni scorsi. Ora si aggiunge la "nuova Cosa di sinistra" lanciata da Pier Luigi Bersani. Di cosa si tratta? In sostanza di un minestrone di sigle di partiti. Quello, per intenderci, che abbiamo visto sfilare sabato scorso a piazza San Giovanni sotto il vessillo della Cgil e dell'antifascismo.

Una nuova "Cosa di sinistra"

In una intervista rilasciata oggi alla Stampa, Bersani si è rivolto a Letta per proporgli di far nascere una nuova Cosa di "sinistra e pluralista" in grado di unire tutte le forze progressiste. Compreso il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. La speranza è di ricomporre le sinistre plurali si ricompongano e trovare un accordo definitivo con i grillini. L'ex segretario dem non si dice appassionato alla discussione relativa ai nomi da attribuire all'operazione: "Le parole mi vanno bene tutte. Sto alla sostanza". È invece attratto dal contenuto, da ciò che effettivamente si intende fare per provare a battere il centrodestra alle elezioni nazionali. E quindi tutto sommato va bene pure un "partitone", ma perché no anche una "federazione". L'importante è che "ci si metta in moto".

Il prossimo step cruciale sarà la partita per il Quirinale. Chi sarà il prossimo presidente della Repubblica? Il sostituto di Sergio Mattarella potrebbe determinare un ritorno anticipato al voto. Uno scenario che si potrebbe concretizzare se Mario Draghi dovesse approdare alla presidenza della Repubblica. L'ipotesi, però, non piace affatto a Bersani: "Occhio, attenzione a non combinare disastri". Ha per caso paura di possibili elezioni anticipate? L'esercizio democratico del voto non dovrebbe spaventarlo.

Chi potrebbe entrare nella nuova armata rossa? Tra gli indiziati principali c'è sicuramente il movimento delle sardine, che ormai ha inaugurato l'entrata nei palazzi della politica. Il leader Mattia Santori, candidato a Bologna con il Partito democratico, è stato eletto ed esplorerà il Consiglio comunale. Idem Elly Schlein, diventata vicepresidente della Regione Emilia-Romagna. A chi altro è rivolto l'invito di Bersani? All'associazionismo di sinistra? A qualche ultras delle Ong? Ai centri sociali?

Il nuovo Ulivo è già secco

Ma il centrosinistra sarà veramente in grado di compattarsi e rilanciarsi per farsi trovare pronto in vista dei prossimi appuntamenti politici? Evidentemente neanche i buoni risultati delle elezioni amministrative sono bastati per evitare fratture nello schieramento rosso. Anche perché, in occasione della manifestazione della Cgil, è stato dimostrato come in piazza ci siano ancora i soliti volti che ricordano una sinistra ancorata al passato comunista. Da qui potrebbero passare le difficoltà di rinnovamento.

C'è poi la questione dei veti incrociati. A sinistra hanno già iniziato a litigare. Se da una parte i 5 Stelle esprimono forti dubbi sul coinvolgimento in una maxi-coalizione, dall'altra Carlo Calenda ha subito messo le mani avanti: i pentastellati vanno tenuti fuori. "La sconfitta di sovranisti e populisti risulterà vana se continuerete a dare ossigeno ai 5S e a non capire che la frattura oggi è tra elettorato responsabile, democratico ed europeista e chi cavalca disagio e paure", ha tuonato il leader di Azione.

Anche Matteo Renzi si trova sullo stesso piano. Il numero uno di Italia Viva continua a gioire per gli esiti delle elezioni nelle città perché così a suo giudizio "finisce il tempo dei Cinque Stelle ovunque". Senza dimenticare che Giuseppe Conte ha un "conto" personale in sospeso: la crisi di governo innescata da Renzi ha comportato la sostituzione con Mario Draghi a Palazzo Chigi. E non pare che Conte sia disposto ad accettare una coabitazione con il suo assassino politico. Il nuovo Ulivo è già secco.

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