"Adesso è necessario tagliare l'Iva sui carburanti"

Il viceministro delle Infrastrutture: "Le accise valgono 30 miliardi, è molto complicato toccarle"

"Adesso è necessario tagliare l'Iva sui carburanti"

Il caro-benzina sta colpendo gli italiani. Il governo è pronto a intervenire ma, secondo il viceministro delle Infrastrutture, Alessandro Morelli, ridurre le accise potrebbe non essere sufficiente.

Può spiegarci il motivo?

«L'Italia è il terzo Paese in Europa per incidenza delle accise sul costo dei carburanti: il 50% circa del prezzo alla pompa. L'azzeramento di tutte le accise vale quasi 30 miliardi di euro, somma per cui è impossibile trovare coperture. Si potrebbero eliminare le più datate: quella della guerra d'Etiopia, quella della crisi di Suez e quella del Vajont, che ammontano complessivamente a circa 800 milioni di euro. Una misura attesa che, tuttavia, avrebbe ricadute poco evidenti sul portafoglio degli italiani».

Quale sarebbe la soluzione migliore?

«La riduzione temporanea dell'aliquota Iva dal 22 al 10 per cento, utilizzando a copertura parziale degli oneri l'extra-gettito fiscale derivante dall'aumento esponenziale e inatteso dei prezzi al consumo».

L'ex premier Giuseppe Conte ha proposto una patrimoniale di guerra. Lei cosa ne pensa?

«In questa definizione ci sono due parole in egual modo inquietanti, anche se per ragioni differenti. È giusto colpire chi specula, ma giù le mani dalle tasche degli italiani. Piuttosto ragioniamo a livello europeo sulla fissazione dei prezzi delle materie prime energetiche sui contratti a lungo termine».

La rivoluzione green può servire a risolvere il problema?

«Non nell'immediato. Quella green non deve essere interpretata come una rivoluzione, bensì come un percorso di transizione che produrrà i propri effetti nel medio e lungo periodo. Per anni la nostra politica energetica è stata ostaggio di un'ideologia scollata dalla realtà. E così, mentre l'Italia inseguiva la moda gretina, la Germania continuava a produrre più del 30% della sua energia con il carbone. La crisi di oggi ci ha fatto tornare con i piedi per terra, costringendoci ad incrementare velocemente la produzione di gas nazionale e la fornitura da Paesi diversi dalla Russia».

Le proteste degli autotrasportatori non sembrano volersi fermare. Come si può riportare le quiete?

«Con il dialogo. Il ministero continuerà ad incontrare le sigle dell'autotrasporto. Le loro richieste sono più che legittime, considerato che oggi per fare un pieno da 600 litri non bastano 1.200 euro. Purtroppo gli 80 milioni di aiuti messi in campo recentemente sono già stati superati dalla crisi internazionale. Il prossimo Consiglio dei ministri costituirà uno snodo cruciale per individuare nuove forme di sostegno».

In Sardegna c'è stato l'assalto ai supermercati. Si tratta di psicosi oppure il problema esiste?

«La vera psicosi è quella dei prezzi. Ci sono località dove il pane ha quasi toccato i dieci euro al chilo. Simili aumenti appaiono ingiustificati. Sui rincari fuori controllo di energia e carburante, la procura di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti, ma il fenomeno sembra lambire quasi tutti i prodotti d'importazione. Non vorrei che qualcuno stesse lucrando sui picchi della domanda».

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