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"Aerei a secco? Niente rischi sistemici. L'86% degli scali Ue ha riserve stabili"

L'esperto Andrea Giuricin: "Il problema è il prezzo dei carburanti"

"Aerei a secco? Niente rischi sistemici. L'86% degli scali Ue ha riserve stabili"
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Domani, 9 aprile, arriverà in Europa l'ultimo carico di cherosene per aerei partito dall'area del Golfo prima della guerra, alcuni scali italiani hanno posto delle limitazioni all'uso del carburante annunciando strette sui voli. Qualcuno prevede che sarà un'estate con aerei fermi, ma l'Enac ha ridimensionato l'allarme. Chiediamo a Andrea Giuricin, economista dei Trasporti, come stanno le cose. "Non c'è un problema strutturale di carburante in questo momento, l'86% degli scali europei ha lo stesso quantitativo di carburante di un anno fa, se non di più. Ci possono essere casi puntuali su alcuni scali minori (un 10% circa), ma a livello europeo non c'è un rischio sistemico".

E a livello italiano?

"Nemmeno, la nostra situazione non è diversa da quella dei Paesi Ue e non dipende da una mancanza effettiva della materia prima".

Qual è allora il problema?

"È sul prezzo del carburante che è più che raddoppiato in quest'ultimo mese di guerra: siamo sui 1.650 dollari a tonnellata metrica rispetto agli 800 dollari del pre-conflitto. La situazione è delicata per le compagnie aeree che devonpo scegliere come far quadrare i conti: le strade sono due e riguardano un aumento forte dei prezzi o la cancellazione di alcuni selezionati voli ritenuti poco profittevoli".

Quanto pesa il carburante sui profitti?

"Molto, il 35-40% dei costi complessivi di una compagnia aerea. Le scelte sui voli riguarderanno questo rapporto tra costi e profitti, non la mancanza effettiva di carburante. In parte i costi saranno riversarsi sui prezzi dei biglietti, ma non sarà sempre possibile".

Cosa ci possiamo aspettare per i prossimi mesi?

"Se la guerra finisse a breve lentamente il prezzo del carburante tenderà a scendere lasciando qualche aumento sui prezzi dei biglietti per tornare via via verso una normalizzazione; ma se finisse tra 1 o 2 mesi dobbiamo attenderci effetti più importanti".

Se la guerra di protraesse come in Ucraina?

"In questo caso avere strutturalmente un gap di petrolio di circa il 20% avrebbe davvero un effetto notevole, ma sempre sui prezzi dei biglietti".

L'effetto strutturale dunque riguarda il caro-voli?

"Esattamente. Anche Paesi come Vietnam e Corea del Sud, che dipendono strutturalmente dal carburate del Golfo, lo stanno trovando sul mercato, ma a prezzi più elevati. Quindi l'allarme si concentra su questo aspetto".

Quindi non resteremo a terra, ma andiamo incontro a uno shock dei prezzi?

"È sempre più probabile perché se è vero che le compagnie si sono coperte comprando in anticipo il carburante, più prosegue la guerra più questo tesoretto di riserva viene meno. Consumare questo carburante porterà a un aumento dei costi per le compagnie aeree. Nessuna esclusa: i prezzi si fanno infatti a livello globale, anche gli Stati Uniti che non dipendono in alcun modo dal jet fuel del Golfo stanno subendo il caro cherosene".

Come è la

situazione fuori dall'Italia?

"I problemi maggiori si hanno nei paesi asiatici che più dipendevano dal jet fuel del Golfo, ma ricordiamo sempre che il problema non è ancora strutturale al momento, nemmeno in questi Paesi".

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