Un piano da 25 miliardi di dollari. Per trasformare la Striscia di Gaza in un hub economico entro il 2035, con principi base del libero mercato, grattacieli sul mare, campi sportivi e grandi infrastrutture, fra cui un porto e un aeroporto. Il compito di presentare la "nuova Gaza" del dopoguerra è stato affidato da Donald Trump a Jared Kushner, marito della figlia Ivanka, presente ieri insieme al fidato inviato Steve Witkoff e al segretario di Stato Marco Rubio alla cerimonia per la firma del "Consiglio di pace" a margine del Forum di Davos, con tanto di mappa, una scansione in 6 fasi del percorso futuro per la Striscia e la promessa di "alloggi per i lavoratori, occupazione al 100% e opportunità per tutti". Un progetto ambizioso e avveniristico per i prossimi dieci anni, ora che "abbiamo la pace in Medioriente" e la guerra nella Striscia "sta arrivando alla fine", ha annunciato il presidente americano. Ma a una condizione fondamentale: che Hamas disarmi nelle prossime settimane o "sarà la sua fine", è tornato ad avvertire il tycoon.
Nel "Board of Peace" pensato per Gaza, ma ora esteso a obiettivi internazionali, non siedono rappresentanti palestinesi, nonostante in base ai piani di Trump sia già nata la Commissione di 15 tecnocrati palestinesi che dovrà gestire l'ordinaria amministrazione nella Striscia. Eppure l'agognata "ricostruzione", mentre a Gaza ci sono 61 milioni di tonnellate di macerie dopo due anni di conflitto con Israele e 100 giorni di cessate il fuoco, punta proprio a migliorare la vita dei gazawi stremati da freddo, fame e sfollamenti. Con l'obiettivo di alzare il Pil della Striscia a oltre 10 miliardi di dollari e aumentare il reddito familiare medio annuo a oltre 13mila dollari. Anche per questa ragione, "nei primi 100 giorni ci si concentrerà sugli alloggi e sulla rimozione delle macerie". "Gaza - ha spiegato Kushner - ha un enorme potenziale".
"È una nuova era" ha esultato il leader della diplomazia americana Rubio, mentre qualcuno denunciava già "l'affarismo immobiliare del Board". Il cammino in sei fasi, esposto da Kushner, comincerà dal sud della Striscia, Rafah e Khan Younis, per poi muovere verso nord. Sarà condotto con "la stessa mentalità e lo stesso approccio che Trump sta implementando negli Stati Uniti", ha aggiunto il genero del presidente, spiegando di aver voluto pensare in grande, un percorso "per il successo, il vero successo".
Il buon esito del progetto non potrà prescindere dalla cooperazione con Israele, Turchia, Qatar, Egitto, Arabia saudita ed Emirati arabi uniti. Nelle prossime settimane si terrà a Washington una Conferenza internazionale sugli investimenti per Gaza. Da qui l'invito ad abbassare le tensioni: "Serve calmarsi per 30 giorni", l'appello di Kushner. Che ha avvertito: "Non c'è un piano B. Abbiamo firmato un accordo. Siamo tutti impegnati a farlo funzionare", ha aggiunto. "Tutti vogliono vivere in pace e tutti vogliono vivere con dignità".
Nessun percorso potrà però essere imboccato senza la deposizione delle armi da parte di Hamas. "Senza smilitarizzazione, non possiamo ricostruire", ha spiegato il genero di Trump. Si inizierà subito con le armi pesanti, per poi proseguire con quelle leggere e in questo secondo caso il compito sarà affidato a una polizia palestinese, all'interno della quale saranno "integrati" alcuni membri del movimento estremista palestinese, ma solo dopo "rigorosi controlli", secondo il piano.
In cambio del disarmo, i membri di Hamas saranno "ricompensati con l'amnistia e la reintegrazione, o con un passaggio sicuro". Secondo indiscrezioni palestinesi a SkyNews Arabic, Hamas consegnerà mappe dei tunnel sotterranei e potrebbe essere persino riconosciuto come partito politico.