L'inchiesta della Procura di Genova sui finanziamenti al terrorismo può arrivare a coinvolgere direttamente le Nazioni Unite? A quanto pare ci sono dei legami non indifferenti.
Il 27 dicembre sono stati emessi 9 mandati di arresto per il giro di Mohammad Hannoun, l'uomo considerato a capo della cupola di Hamas in Italia. E, insieme a lui, le misure cautelari sono state disposte per altre 8 persone. Due delle quali, però, non sono state eseguite in quanto i soggetti sono ancora ricercati. Uno di loro è il fratello di Ramy Abdu.
Lo stesso Ramy viene citato nelle carte ed è considerato un esperto finanziario, assistente professore di diritto e finanza che si occupa anche di diritti umani tramite la sua associazione di cui è fondatore e attualmente presidente, la Euro-Mediterranean Human Rights Monitor (EMH) con sede a Ginevra. Israele già nel 2013 lo aveva inserito in un elenco dove veniva indicato come uno dei principali operatori di Hamas in Europa. Ma lui è noto anche alle nostre autorità in quanto è entrato in Italia nel 2005 per motivi di studio e rimasto fino al 2007: durante il suo soggiorno ha dichiarato come residenza Torino l'indirizzo di viale Maestri del Lavoro 10. Ma cosa c'è lì?
La sede dello United Nations System Staff College, niente di meno che un'organizzazione delle Nazioni Unite che offre servizi al proprio personale e a quello delle sue affiliate attraverso attività di apprendimento e formazione tra agenzie. E questo rappresenta solo il primo tassello che lo legherebbe all'Onu: ci sono una serie di report stilati dall'associazione per l'ente che, per eccellenza, dovrebbe vigilare sui diritti umani (preferibilmente in modo imparziale). EMH partecipa da anni ai lavori del Consiglio Onu per i Diritti Umani a Ginevra. Lo stesso Ramy e rappresentanti dell'organizzazione hanno tenuto interventi orali, presentato dossier e preso parte a sessioni del Consiglio per i Diritti Umani. Questo è documentato sia nelle biografie ufficiali di Abdu sia in materiali della stessa Onu. Per esempio la biografia di Ramy afferma che ha partecipato a eventi e dichiarazioni presso l'UN Human Rights Council, EMH rivendica di aver "partecipato attivamente a tutte le sessioni del Consiglio ONU per i Diritti Umani" e l'organizzazione ha sede a Ginevra, proprio per lavorare vicino agli organismi internazionali. In più EMH è stata citata in comunicazioni o briefing Onu: qui entra in gioco soprattutto l'OHCHR (l'Ufficio dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani) perché alcune accuse e rapporti diffusi dalla ong sono stati rilanciati in ambienti Onu. Ma attorno alla figura di Ramy c'è di più perché risulta emessa a suo carico una segnalazione di sorveglianza discreta da un paese terzo per motivi di sicurezza nazionale.
Ramy, infatti, non vive in Svizzera, nonostante la sede della sua principale azienda sia a Ginevra. Un documento del governo inglese relativo alla sua Ong indica infatti Ramy come attualmente residente in Turchia e più precisamente a Istanbul. Rami, comunque, dopo aver stazionato in Italia, è stato nel Regno Unito, dove ha conseguito un dottorato e un master, entrambi in diritto e finanza, presso la Manchester Metropolitan University. Un ulteriore master in finanza lo ha conseguito presso l'università della Giordania.
E lui risulta membro anche di altre organizzazioni umanitarie o pseudo tali, come la Piattaforma internazionale di ONG che lavorano per la Palestina, la campagna europea per porre fine all'assedio di Gaza, così come del consiglio europeo per le relazioni palestinesi.
Durante l'attività investigativa, infine, sono emersi diversi collegamenti, tag e condivisioni tra il profilo di Hannoun e quelli di Ramy, che rappresenta una figura potentissima in un territorio strategico come la Turchia. Istanbul, soprattutto dopo che l'associazione di Hannoun è stata sanzionata negli Usa dall'antiterrorismo, è divenuto uno degli intermediari più importanti per il trasferimento di denaro a Gaza.
È lì, infatti, secondo quanto sostiene l'accusa, che i soldi raccolti con la scusa della
beneficenza spesso facevano tappa prima di finire nelle tasche dei capi di Hamas. Questo perché la Turchia rappresenta per loro un porto sicuro, nonché uno snodo politico ed economico fondamentale nella gestione di certi interessi.