"È improbabile che in Italia accada un attentato, fallito, come quello a Trump. La nostra realtà è diversa, ma si sta riflettendo su alcuni soggetti potenzialmente pericolosi, che potrebbero preparare qualcosa, anche se non così eclatante come a Washington l'altra sera" spiega al Giornale una fonte di alto livello della sicurezza interna. Il pericolo dei lupi solitari, non solo jihadisti, ma di ideologie di casa nostra, anche opposte, è la minaccia più reale, dopo il 7 ottobre.
L'ultimo è un ragazzino di 19 anni finito agli arresti domiciliari a Pavia con l'accusa di istigare online alla violenza razziale insultando e minacciando sia Giorgia Meloni, che Elly Schlein.
L'effetto emulazione, la possibilità di un attentato al presidente del Consiglio, percepita divisiva dagli estremisti e bollata come succube di Trump, nonostante abbia preso le distanze dalle scelte che cozzano con il nostro interesse nazionale, è un tabù. Tutti lo escludono, ma "come nei falliti attentati precedenti e altri casi, che non riguardano il presidente Usa, scatta il timore emulativo e gli organi di sicurezza si attivano facendo ragionamento a riguardo. Mai sottovalutare la minaccia o allentare l'attenzione" osserva un'altra fonte del Giornale.
"In Italia di scemi del villaggio ne abbiamo tanti, soprattutto lupi solitari derivanti dal terrorismo islamico e non solo - fa notare chi lavora sul campo -. La rete di controllo sul territorio ci è servita ad anticipare eventuali azioni. L'importante è prevenire". L'Fbi non è riuscita a fare lo stesso con i tre attentatori falliti di Trump.
Il problema è che da noi il clima d'odio sta superando il limite di guardia. "Il 25 aprile ha dimostrato a che livello sono esacerbati gli animi - concordano le fonti -. In Italia però non si comprano le armi nei supermercati come negli Stati Uniti".
Marco Lombardi, coordinatore del centro studi ItsTime su sicurezza e terrorismo dell'Università cattolica, spiega che "il lupo solitario implica la non prevedibilità anche se la definizione stessa è spesso semplicistica".
Nel 2009 l'allora premier, Silvio Berlusconi, fu colpito da una statuetta in faccia, in mezzo alla folla in piazza Duomo. Alla vigilia del referendum sulla giustizia uno sconosciuto si è avvicinato sul palcoscenico a Meloni, in un teatro a Milano, poco prima che iniziasse il suo intervento chiedendo le dimissioni di Mattarella.
L'accoltellatore di Salman Rushdie nel 2022 ha fatto irruzione sul palco. La scorta della premier, rafforzata, sta lavorando al massimo per garantire la sicurezza a una leader che non ha mai avuto paura e per questo non ama le limitazioni dettate dai rischi alla sua incolumità.
Però il clima crescente di odio e contrapposizione è crescente e palpabile nelle piazze. Nei cortei Meloni è raffigurata a testa in giù, come Mussolini a Loreto, alcune sue foto vengono date alle fiamme, gli slogan sono sempre più violenti e spuntano scritte inquietanti come "Meloni appesa" e "sei la prima della lista", che inneggiano all'eliminazione fisica. Fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, ma pure Cole Tomas Allen, che voleva sparare a Trump, si è montato la testa partecipando alle manifestazioni No Kings, che si sono viste pure da noi.
"Gli inneschi che portano un individuo ad agire in maniera violenta sono molteplici - spiega Lombardi -. L'avvicinarsi di un confronto sempre più aspro sulle elezioni politiche è un trigger (grilletto nda) rilevante".
L'esperto di terrorismo e sicurezza lancia un avvertimento: "Se non
ci sarà un abbassamento del livello di conflitto quotidiano nella nostra società, a cominciare dalle forze politiche, mi aspetto che il rischio di attentati, andando verso la scadenza elettorale nazionale, sia in aumento".