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Almasri a orologeria, quei sospetti di Nordio

Chiuse le indagini sul capo di gabinetto Bartolozzi. Il Guardasigilli: "Sono perplesso sulla tempistica"

Almasri a orologeria, quei sospetti di Nordio
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È altra benzina sul fuoco, nello scontro tra politica e toghe. La Procura di Roma ieri ha notificato l'avviso conclusione indagini per il reato di false informazioni a Giusy Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia, per la vicenda Almasri, il libico su cui pendeva il mandato di cattura della Cpi e rimpatriato su un volo dei nostri servizi a inizio 2025. È la stessa dirigente nel pomeriggio, difesa da Giulia Bongiorno, a far sapere di aver ricevuto l'atto, che di solito può preludere a una richiesta di rinvio a giudizio: "Assolutamente serena, e senza condizionamenti, continuerò a lavorare con senso di responsabilità". Poco dopo è arrivato anche il commento duro del Guardasigilli, Carlo Nordio: "Massima e incondizionata fiducia sul suo operato e la mia umana vicinanza rispetto ad una iniziativa sulla cui tempistica rimango perplesso. Naturalmente il mio capo di Gabinetto continuerà, con ancora maggiore motivazione, ad affiancare la mia opera di riforma".

Parole che non lasciano spazio a interpretazioni. Nel pieno delle tensioni pre referendum, Nordio esplicita la riflessione fatta nelle stanze di via Arenula. L'avviso di conclusione indagini notificato in piena campagna elettorale, e alla vigilia del voto della Camera, il 4 marzo, sulla possibilità di sollevare il conflitto di attribuzione proprio sull'inchiesta a carico della dirigente, rinforza la lettura data sin dall'inizio dalla maggioranza: "Visto che non possono processare i ministri, processano lei", era il refrain. E Nordio oggi non ritiene casuale la notifica, che arriva alla scadenza dei sei mesi stabiliti per le indagini preliminari.

Bartolozzi era stata iscritta nell'agosto scorso, nel fascicolo coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi. Era stato l'epilogo della vicenda che aveva coinvolto mezzo governo sul rimpatrio di Almasri, dopo che il magistrato, a seguito di un esposto dell'avvocato Luigi Li Gotti, aveva inviato alla premier Giorgia Meloni un avviso di garanzia e trasmesso gli atti al competente Tribunale dei ministri. E quest'ultimo, dopo aver svolto le indagini, aveva chiesto al Parlamento l'autorizzazione a procedere nei confronti di Nordio, del ministro Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano, per favoreggiamento e omissione di atti d'ufficio nel rimpatrio del libico. Richiesta che era stata respinta a maggioranza.

Il Tribunale ha però poi inviato alla Procura la posizione di Bartolozzi, segnalando il possibile reato di false informazioni per la testimonianza resa dalla dirigente sulla gestione di Almasri. Ed essendo Bartolozzi priva dello scudo ministeriale la competenza era dei pm romani.

È stato a quel punto che il centrodestra ha chiesto di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. L'obiettivo è di estendere alla dirigente lo scudo penale dei ministri, sostenendo che il reato contestatole sarebbe "connesso" a quelli dei ministri. La maggioranza vuole evitare che il potente capo di gabinetto finisca alla sbarra in un processo ordinario. Una grana non da poco per il governo, che ha sempre considerato la mossa giudiziaria non un atto dovuto, ma un atto ostile da parte delle toghe.

Sulla possibilità di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale l'Aula vota il 4 marzo. "Un tempismo perfetto. Dalla campagna referendaria nelle Procure, alle Procure nella campagna referendaria", commenta l'azzurro Enrico Costa.

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