Volevano colpire il gruppo Leonardo, la rete ferroviaria o una sede governativa. Ma a saltare in aria, giovedì notte, sono stati loro, Alessandro Mercogliano, 53 anni detto Sandrone, e Sara Ardizzone, 35 anni. I due fidanzati, appartenenti alla sfera anarchica, lei al circolo "La Faglia" di Foligno, lui al "Nucleo Olga" del Fai, la Federazione Anarchica Informale, fiancheggiatori dell'irriducibile Alfredo Cospito detenuto al 41 bis, maneggiavano dell'esplosivo quando qualcosa è andata storta.
Il forte boato lo hanno sentito in tanti al Parco degli Acquedotti. Ma nessuno ha allertato il 112. Solo ieri mattina, quando un runner si è accorto che il solaio di un vecchio casale abbandonato era crollato e, curiosando, ha trovato un corpo, è scattato l'allarme. Sono le 8,56 quando la sala operativa dei vigili del fuoco invia la squadra Tuscolano con i nuclei Usar, Gos e cinofili per scavare fra le macerie. Fra i detriti viene recuperato un secondo corpo, dilaniato dall'esplosione e dai calcinacci del casolare il Sellaretto, una ex casa cantoniera ora della famiglia Gaetani d'Aragona, spesso rifugio di barboni, al 221 di via delle Capannelle. Sul posto polizia, carabinieri e vigili urbani. Secondo una prima ricostruzione l'esplosione sarebbe avvenuta mentre l'uomo, ritrovato con un braccio mutilato e ustionato su tutto il corpo, stava confezionando l'ordigno. Una deflagrazione di una violenza tale da far sollevare in aria la copertura che poi si abbatte sull'intera struttura facendola collassare.
Le indagini della Procura di Roma, affidate alla Digos, sono centrate sulle due vittime e, soprattutto, sul loro obiettivo. A coordinarle il pool antiterrorismo che fa capo al procuratore aggiunto Giovanni Conzo che ha già disposto l'esame autoptico sui cadaveri. Sarà un caso ma l'azione finita in tragedia viene ideata e organizzata all'indomani del rinvio a giudizio dei 28 terroristi arrestati durante gli scontri a Torino del 4 marzo 2023. Un corteo organizzato per la liberazione proprio di Cospito, poi degenerato in scontri durissimi e devastazioni lungo via Solferino. Mercogliano e Ardizzone, sarà un'altra coincidenza, avrebbero colpito a ridosso del referendum sulla riforma della magistratura. Ma dove? Certo è che gli uomini della Digos hanno scavato fra le macerie alla ricerca di indizi, documenti, cellulari e tablet, per ricostruire la rete di supporto dei due attentatori e la loro esatta strategia. Fonti non ufficiali mettono al primo posto il gruppo Leonardo spa, il colosso tecnologico italiano attivo nel settore della Difesa, aerospazio e sicurezza, in parte controllato dallo Stato.
Stato che la stessa Ardizzone ha più volte dichiarato di non riconoscere e combattere. Come nel gennaio 2025, durante l'udienza preliminare nell'ambito dell'inchiesta Sibilla, quando in aula, a Perugia, legge un documento in cui si professa "nemica dello stato". "Sono anarchica e come anarchica sono nemica di questo Stato come d'ogni altro Stato dal momento in cui questo nella sua essenza presuppone l'esercizio del potere militare ed economico di alcuni uomini e donne su altre persone e sul pianeta in generale. Sono nemica di ogni forma di governo di cui questo si dota, dal momento in cui la scelta tra democrazia e dittatura è solo quella più funzionale a mantenere il controllo sulla popolazione o per essere più precisi: sulla classe oppressa.
Odio l'attuale ordine esistente e chi lo detiene pertanto credo nella giustezza della violenza degli oppressi avverso le proprie catene e avverso chi le stringe". Fra le ipotesi anche un attentato alla vicina ferrovia Roma Frascati o un'azione dimostrativa in vista del maxi corteo del 28 marzo a Roma, "Together. Contro i re e le loro guerre" e "pro Askatasuna".