Ancora tu? 5 anni dopo Macron attacca Le Pen sull'appoggio di Putin

Botta e risposta su clima ed ecologia, scontro sulle pensioni. Restano le distanze sulla guerra

Ancora tu? 5 anni dopo Macron attacca Le Pen sull'appoggio di Putin

Via l'arroganza, per Emmanuel Macron, e spazio al candidato al bis. Che va dritto al punto sventolando il mostro in diretta tv: «Lei dipende da Putin». Macron attacca Le Pen sulla guerra in Ucraina e sul prestito contratto nel 2014 con una banca russa che il Rassemblement National sta ancora rimborsando: 9,6 milioni di euro, concessi dalla First Czech Russian Bank. Poi sul Covid, e sul «vaccino russo», che i lepenisti volevano testare in Francia.

Stavolta Marine ha studiato in clausura strategia e dossier, e nella missione di mostrarsi il più «presidenziabile» possibile spiega d'essere invece una «donna assolutamente libera», accusando Macron «nel 2017» d'aver «ricevuto Putin a Brégançon», mentre lei evocava l'Ucraina libera «da Russia, Usa e Ue» in un tweet del 2014.

Attacco e difesa. Le Pen rilancia sullo spettro che aleggia sull'avversario: «Il pensionamento a 65 anni, un'ingiustizia, io propongo un sistema progressivo, a 60 anni con 40 di contributi», per chi ha iniziato a lavorare tra i 17 e i 20 anni, e «62 anni e 40 di contributi» per gli altri.

Sulle sanzioni alla Russia, la leader dell'estrema destra in sintonia con Macron e con la linea Ue: «L'unica con cui non sono d'accordo è il blocco delle importazioni di gas e petrolio». Ma ha tanti (troppi) fianchi scoperti. E Macron ha imparato a colpire per primo, per esempio sull'hijab: «Lei vuol fare della Francia il primo Paese a vietare il velo nelle strade pubbliche».

Nel loro unico faccia a faccia tv di queste presidenziali, in vista del voto di domenica, Le Pen se la cava elencando sofferenze: «Sono una testimone, ho visto il popolo soffrire per 5 anni, sarò la presidente della rinascita democratica, della giustizia e della ritrovata concordia, della pace civile».

In palio il voto degli indecisi e le chiavi dell'Eliseo. In due ore e mezza le divergenze emergono: «Penso che possiamo migliorare, la Francia sarà più forte se la sfida ecologista diventerà reale, un impegno, anche sul piano europeo», riflette Macron, che punta all'incasso del pacchetto «verde» orfano di leader in corsa. Marine gioca la carta del potere d'acquisto: «Avete tagliato gli aiuti sociali, l'alloggio, io vorrei farne la mia priorità, abbassando l'Iva su energia, benzina, gas ed elettricità, restituendo 2 miliardi ai francesi». Elenca con le dita. Promette tra 150 e 200 euro al mese. Non è sicura e sbircia gli appunti. Per Macron, «bisogna riformare il mercato investendo di più nel nucleare».

Il presidente-candidato annuncia di 34 euro al mese in più sul salario minimo e 60 euro sulle pensioni. Continua a demolire i tentativi della leader dell'estrema destra di sdoganare il passato; sembra esercitarsi su un'imitazione strategica del tono di voce del leader terzo, quel Jean-Luc Mélenchon che ha chiesto neppure un voto a «Madame Le Pen», ma non ha detto «votate Macron». «Lei è contraria al blocco del gas russo perché dipende dal potere di Mosca», insiste il capo dello Stato. «Il suo programma è quello del Front National», i tuoni di Macron. «No, sono contraria al blocco perché farebbe male ai francesi». «E siete pure climato-scettica», rilancia. «E voi climato-ipocrita». Scintille inconciliabili.

Cronometro visibile, i due giornalisti a 4 metri dai candidati, Gilles Bouleau e Léa Salamé, fanno da mediatori. «Monsieur Macron, la lasci parlare...». Marine evoca i gilets jaunes, la sicurezza delle città. Fisco, ambiente, laicità. Macron interrompe Marine a ripetizione: «Ho assunto 10 mila gendarmi e poliziotti». Lei ribatte: «Vede nella vita reale...». Lo ripete. Forse è questa la sua formula vincente, che Macron prova a disinnescare. Gli Studios de la Plaine Saint-Denis si infiammano. La Francia deve scegliere dove posizionarsi: «Sostenere l'Ucraina, importante un'Europa forte ma serve equilibro per far tornare la Russia alla ragione», dice Macron. Per Marine, solo «solidarietà massima all'Ucraina» e «un'alleanza europea delle nazioni». Il presidente prova lo sgambetto: «Il vostro progetto consiste nell'uscire dall'Ue, mente sapendo di mentire». Marine tentenna, non buca lo schermo, ma la missione di mostrarsi «presidenziabile» è già un risultato. L'empatia c'è, la sostanza chissà.

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