C'è un cortocircuito che scuote nel profondo la sinistra, senza affiorare in superficie. Un cortocircuito che ha a che fare con le proprie radici e il proprio Dna, una questione pre politica e quasi psicanalitica che riaffiora ogni qualvolta gli Stati Uniti, con la loro potenza pachidermica, si spostano sullo scacchiere internazionale. Ma gli americani sono liberatori o invasori? Sono nemici della democrazia o suoi alfieri? E, soprattutto, se intervengono contro un dittatore fascista o se contro un regime marxista o islamista, si possono usare due metri di valutazione totalmente opposti? Il cortocircuito diventa pirotecnico quando (involontariamente) lo mettono in evidenza proprio coloro i quali di americani, dittatura e liberazione dovrebbero saperne qualcosa. Due giorni fa, poco dopo l'inizio dell'offensiva di Trump, l'account ufficiale dell'Anpi (acronimo che, giova più che mai ricordarlo, sta per: Associazione nazionale partigiani d'Italia, cioè quelli che dovrebbero aver combattuto il fascismo) a nome del presidente Gianfranco Pagliarulo ammonisce: "Onu, Ue e Italia condannino l'aggressione all'Iran e operino con ogni mezzo, a cominciare dalla diplomazia, per farla cessare". Bene. Quindi l'intervento statunitense - accolto con gioia dai cittadini iraniani - per liberare un popolo oppresso da decenni di tirannia è una "aggressione" contro la quale si devono muovere persino le istituzioni europee. Un'aggressione, non una liberazione.
E ci chiediamo se a scrivere questo tweet siano stati gli epigoni degli stessi partigiani che senza il fondamentale aiuto americano non avrebbero sconfitto la dittatura fascista. Vogliamo avvisarli che per gli iraniani il 28 febbraio è qualcosa di molto simile al 25 aprile.
Li avvisiamo, perché davamo per scontato che chi si fregia ogni giorno delle insegne dell'antifascismo militante non avesse dubbi se stare con un presidente democraticamente eletto o con un dittatore che ammazza i dissidenti, reprime gli oppositori e perseguita donne e omosessuali. Altrimenti viene il dubbio che la sinistra sia contro le dittature solo a targhe alterne. E ultimamente - vedi Maduro - le targhe sono sempre quelle dell'islamocomunismo.