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Antisemitismo virus della sinistra: la piazza contagiata dall'intolleranza

A Milano l'ostilità contro gli ebrei dilaga anche tra cittadini in apparenza normali

Antisemitismo virus della sinistra: la piazza contagiata dall'intolleranza
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Il corteo per la Liberazione sabato è partito da Porta Venezia con il solito carico di gonfaloni, bandiere della Repubblica, striscioni dell'Anpi. Sembrava l'abituale liturgia antifascista, quella che da settantasette anni dovrebbe unirci tutti intorno al ricordo di chi morì per cacciare i nazifascisti. Poi, all'incrocio con via Senato, il serpentone si è fermato. E non per un problema logistico. Si è fermato perché un pezzo della testa del corteo proprio lo spezzone della Brigata Ebraica, insieme ai gonfaloni istituzionali è stato bloccato da una folla che urlava, fischiava, insultava con una veemenza davvero impressionante.

Non è un gruppo di estremisti barricaderi. Non solo, almeno. È gente comune, tante facce che potresti incrociare al bar o in metropolitana: giovani, adulti, famiglie. Persone che fino a cinque minuti prima marciavano cantando Bella Ciao e che, davanti alla Brigata Ebraica, si sono trasformate. Con cori come: "Fuori i sionisti", "Assassini". E insulti pesantissimi: "Siete saponette mancate". Qualcuno ha addirittura gridato "Viva Hitler" e ha fatto il saluto romano. Una violenza verbale che ha trasformato la commemorazione della sconfitta del nazismo in un teatro dell'assurdo.

La Brigata ebraica non è un corpo estraneo alla storia della Liberazione. Sono gli ebrei italiani e palestinesi che combatterono con l'esercito britannico contro i nazifascisti. Hanno pagato con il sangue la loro scelta di campo. Da decenni sfilano in questo corteo, con dignità e discrezione. Quest'anno portavano anche le bandiere storiche della Brigata, qualche vessillo israeliano, striscioni delle associazioni ebraiche e sì, anche qualche bandiera Usa. E sono diventati, agli occhi di una parte del corteo, l'incarnazione del male assoluto.

L'Anpi ha parlato di "accordi non rispettati", di bandiere "inopportune". Come se il problema fosse un pezzo di stoffa e non il fatto che, nel giorno in cui si ricorda la lotta al nazifascismo, una minoranza ebraica venga cacciata dal corteo antifascista con insulti da pogrom. Emanuele Fiano, presente nello spezzone con Sinistra per Israele, ha usato parole nette: "Siamo stati cacciati. Mai successo in cinquant'anni".

La polizia, in questa storia, ha fatto un lavoro esemplare. La Digos e i reparti antisommossa hanno mediato per ore, poi hanno scortato il gruppo della Brigata fuori dal percorso principale verso via Senato. Una decisione presa esclusivamente per ragioni di ordine pubblico, dopo uno stallo che stava diventando esplosivo. Decine di migliaia di persone ferme, tensione altissima, rischio concreto di scontri violenti. Nessun ferito, nessun episodio grave. Un capolavoro di gestione della piazza in una situazione che, senza la freddezza e la professionalità delle forze dell'ordine, poteva trasformarsi in un disastro. Il questore Bruno Megale ha incontrato subito dopo i rappresentanti della Brigata; sono intervenuti anche il capo della Polizia Vittorio Pisani e il ministro Matteo Piantedosi. Segno che il Viminale ha capito perfettamente la gravità del momento.

C'è qualcosa di profondamente malato in quello che è accaduto ieri a Milano. L'antisemitismo di sinistra quello che si maschera da antisionismo, che distingue tra "ebrei buoni" e "ebrei cattivi" a seconda di come la pensano su Gaza ha smesso di essere un fenomeno di frange. Ha contagiato la gente comune. Ha trasformato una manifestazione per la Liberazione in un luogo dove gli ebrei vengono identificati con il nemico da cacciare. Il virus dell'antisemitismo di sinistra ha ormai infettato pure la base, non solo i soliti estremisti col megafono.

La memoria della Resistenza però non può essere sequestrata. Non può diventare un palcoscenico dove si celebra la liberazione di ieri e si prepara l'intolleranza di domani. Sabato la polizia ha evitato il peggio. Ma il segnale è inquietante.

Per il 2027 bisognerà riflettere seriamente, e in questura a Milano ne sono ben coscienti, su come garantire che tutti anche chi porta la memoria di chi combatté i nazifascisti con le stellette della Brigata possano partecipare a quella che dovrebbe essere la festa di tutti. Senza essere trattati come intrusi. Senza essere apostrofati come "saponette mancate".

Perché se la Liberazione non vale per tutti, non vale più per nessuno.

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