Eccoli, tutti i nomi dell'appunto senza firma che approda chissà come nel fascicolo della Procura di Milano sull'"archivio Bellavia", la gigantesca banca di dati riservati accumulata da Giangaetano Bellavia: consulente da decenni di Procure della Repubblica di tutta Italia, ma anche consulente e preziosa fonte di Report. Dopo che l'esistenza dell'archivio è emersa, in modo ancora tutt'altro che chiaro, Lega e Fratelli d'Italia hanno lanciato un allarme: se Bellavia passava a Report i dati di cui era in possesso per conto delle Procure siamo davanti, secondo i due partiti, a uno scandalo senza precedenti. Perché - a differenza di altri casi recenti - a fare il doppio gioco sarebbe un uomo che ha goduto di piena fiducia di tanti magistrati, e che secondo Fdi, poi li avrebbe traditi fornendo dati riservati alla trasmissione Rai, dove poi vengono utilizzati per inchieste sensazionali, prevalentemente su esponenti del centrodestra. C'è una coincidenza significativa: gli unici uomini del centrosinistra che compaiono nell'elenco, Matteo Renzi e Massimo D'Alema, sono anche tra i pochi esponenti dell'opposizione presi di mira da Report.
Per capire la delicatezza dei dati accumulati da Bellavia, basta leggere l'elenco dei diciannove magistrati citati nell'appunto. Si tratta, a differenza degli altri 93 nomi, non di nominativi "dossierati", ma di titolari di inchieste giudiziarie nel cui ambito sono state affidate a Bellavia consulenze e analisi. Il commercialista agrigentino riceveva materiale riservato dai pm, elaborava perizie, restituiva. Ma poi, evidentemente, qualcosa rimaneva nel suo archivio. Nell'elenco dei magistrati compaiono numerosi pm milanesi, impegnati sia in indagini sui colletti bianchi e l'urbanistica (Filippini, Clerici) sia sull'antimafia (Bonardi, Barbaini), ma anche magistrati di altre città, tra cui due della direzione antimafia di Catania (Ardita, Regolo). In più di un caso, si tratta di magistrati che nel frattempo hanno cambiato incarico o sono andati in pensione: il dato sembra significare che il materiale accumulato da Bellavia copre un arco di tempo di molti anni.
E lo stesso vale per la seconda parte dell'elenco, dove i "bersagli" dei dossier sono indicati in ordine alfabetico: politici, imprenditori, finanzieri.
Ci sono persone ormai scomparse, come Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, ma anche protagonisti dell'attualità, come il cassiere leghista Alessandro Di Rubba, o il presidente di Stellantis John Elkann: entrambi oggetti ripetutamente delle inchieste della trasmissione di Sigfrido Ranucci. Anche qui, come si vede, l'archivio Bellavia abbraccia più di un decennio della storia recente della Repubblica.
Da dove spunta l'elenco? Fa parte di un appunto di 36 pagine contenuto nel fascicolo dell'inchiesta a carico di Valentina Varisco, l'ex collaboratrice di Bellavia che si è dimessa dopo 17 anni di lavoro, e che il suo ex capo accusa di essersi portata via oltre un milione e trecentomila file riservati. A marzo 2025 Bellavia denuncia la Varisco per accesso abusivo a sistemi informatici e appropriazione indebita, dopo un mese la Procura di Milano chiede il rinvio a giudizio della donna.
E nel fascicolo depositato in forma elettronica al Tiap, nella "cancelleria virtuale" della giustizia milanese appare anche il documento, non timbrato e non firmato, di cui fa parte anche l'elenco del materiale che la Varisco avrebbe sottratto.
Ieri, in una intervista al Fatto, Bellavia nega di essere l'autore dell'appunto (anche se chi lo ha letto ne ha tratto l'impressione opposta), "non proviene da me né dal mio studio", ma non contesta l'autenticità del contenuto né spiega come la Varisco avesse accesso, all'interno dello studio, ai dossier elencati, né soprattutto a che titolo lo studio li trattenesse.
Bellavia polemizza invece con la Procura di Milano, che accusa di non avere sequestrato il computer della Varisco e di non averlo interrogato, "abbiamo aspettato per mesi che la Procura ci convocasse".
Ma non smentisce quanto emerso nei giorni scorsi: cioè di avere fatto pressioni per accelerare l'inchiesta su livelli importanti della Procura milanese, andando a bussare alle porte di magistrati conosciuti fornendo le sue "consulenze".