Arancioni di vergogna

Il risultato di quel "vento fresco" che doveva portare aria nuova nelle amministrazioni locali è sotto gli occhi di tutti

Arancioni di vergogna

Il sindaco di Genova, Marco Doria, si aggirava ieri tra i vicoli alluvionati della sua città con l'aria stralunata. Le telecamere lo hanno ripreso mentre riceveva insulti di ogni genere, nessuno dei quali sembrava scalfirlo. Inebetito, pallido e impotente, ha incassato senza dare un minimo segno di reazione. Sono passati solo due anni da quando fu eletto trionfalmente sindaco dal popolo arancione, quell'universo di sinistra radicale ed estrema che alle primarie aveva dato scacco matto alla gerontocrazia del Pd di Bersani imponendo candidati anomali: il comunista Doria a Genova, il comunista Pisapia a Milano, il pm manettaro De Magistris a Napoli. Il risultato di quel «vento fresco» che doveva portare aria nuova nelle amministrazioni locali è sotto gli occhi di tutti. Genova abbandonata a se stessa conta i morti di incuria, Milano capitale delle tasse e dei matrimoni gay, Napoli sempre più degradata e ora anche senza guida perché De Magistris è stato rimosso per aver perso i requisiti morali.

Quella degli «arancioni» - superuomini di sinistra senza macchia - è l'ultima truffa che ci ha lasciato il comunismo. Una banda di incapaci, inetti e arroganti ha preso il controllo di tre delle quattro prime città italiane un attimo prima che la rabbia della gente trovasse più interessante affidare il proprio voto a quell'altro matto di nome Beppe Grillo. La beffa è che ciò che è stato possibile usando gli strumenti che oggi - anche nel centrodestra, vero Fitto? - sono spacciati come gli unici democratici e salvifici: le primarie e le preferenze.

Doria uomo del popolo, Pisapia uomo della provvidenza, De Magistris uomo del destino: quante cavolate abbiamo sentito in tv e letto sui giornaloni della sinistra. Dovevano insegnarci come si fa ma ci hanno riempito di tasse, rifiuti, fango. E hanno avuto pure il coraggio di lamentarsi contro lo Stato ladrone, cosa che non fa mai male ma che è solo un alibi alla loro incapacità e al loro furore ideologico. Ci hanno farcito la testa con menate sui matrimoni gay quasi fossero un'emergenza sociale, hanno coccolato quei teppisti dei centri sociali, ci hanno riempito le città di immigrati innescando una bomba sanitaria che potrebbe scoppiare da un momento all'altro. E ora balbettano tremanti davanti ai loro fallimenti. Ma a differenza delle Moratti e degli Alemanno, nessuno osa crocefiggerli. Capiamo, sono pur sempre comunisti.

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