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Da "Aska" a Casini, sinistra da incubo

Franceschini definisce la coalizione. Sensi: "Ormai siamo come Potere al popolo"

Da "Aska" a Casini, sinistra da incubo

Dario Franceschini disegna i confini del campo largo: tutti dentro. Da Confindustria alla Flotilla. Da Casini ad Askatasuna. È il sogno di Re Dario, che però diventa l'incubo per gli italiani. L'ex ministro - in un'intervista al Corriere della Sera - indica la rotta alla sinistra per la vittoria alle prossime elezioni. Un'armata che mette tutto e il contrario di tutto. Franceschini getta la maschera: "Un giovane di un centro sociale (quelli che vanno in strada a sfasciare tutto) o della Flotilla (i pro Pal) è un potenziale elettore del Pd. Ma lo è anche un imprenditore moderato. È possibile portarli a votare la stessa coalizione ma non lo stesso partito". Parole che nel Pd aprono una discussione. Filippo Sensi mette agli atti il proprio dissenso: "Stimo molto personalmente e politicamente Dario Franceschini. Ma non mi rassegno all'idea di un partito democratico che rappresenti soltanto il popolo della Flotilla o la parte più a sinistra dello spettro politico. Parte, peraltro, già coperta da Avs e dal rossobrunismo Cinque stelle. Se un senso ha il Pd è quello di parlare e rappresentare i mondi più diversi, le sensibilità più differenti, dai più fragili all'impresa. Lì sta il nostro sforzo e il nostro impegno. Non è una roba del passato, è la nostra missione. Altrimenti siamo Potere al popolo. E, con tutto il rispetto, non lo siamo e non lo saremo", commenta al Giornale. Il ragionamento dell'ex ministro è chiaro: al centrosinistra per vincere non serve un programma condiviso. Ma una coalizione larga e conflittuale. Vincere senza governare.

Ci permettiamo noi di fare un esempio a Franceschini. Quando si dovrà decidere sulla questione Medio Oriente quale linea prevarrà? Quella dei centri sociali Pro Pal o quella riformista di Guerini e Delrio? Ieri il leader del M5s ha chiesto di sospendere il memorandum tra Italia e Israele.

E quando bisognerà, affronterà il tema sicurezza? Quale strada imboccherà il governo sognato da Franceschini? Quella dei movimenti radicali che inneggiano alla morte degli uomini in divisa o il rispetto della legge? La sinistra è quella della Salis con le scarpe Manolo Blahnik o quella dei sandali francescani dell'altra Salis (Ilaria)? E con gli esempi si potrebbe continuare all'infinito. Ma soprattutto, il Pd da che parte sta? Rischia di essere né carne né pesce. Franceschini nella sua intervista ammette l'incompiutezza del progetto politico. Al contrario, Franceschini ha le idee chiare sul futuro del sindaco di Genova Silvia Salis (foto a sinistra): sarà il prossimo segretario dem. Re Dario già si prepara al dopo Schlein. "Salis? È giovane, ha qualità ed è sindaca di Genova, sarà uno dei leader di primo piano del nostro campo nei prossimi anni", taglia corto. Il Pd il candidato ce l'ha già. "Nello statuto c'è scritto che è il segretario o la segretaria il candidato. Ma oltre allo statuto c'è la politica: Schlein (foto a destra) è una vincente, ha vinto le primarie, le elezioni regionali e ha costruito una coalizione che sembrava impossibile costruire", precisa Franceschini.

Chi, invece, continua a spingere il

nome di Salis nella mischia delle primarie è Matteo Renzi. L'ex premier gioca la sua partita. Italia Viva è alla ricerca di un candidato spendibile per sedersi al tavolo delle primarie. Salis potrebbe essere la carta giusta.

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