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Asse Meloni-Takaichi sul libero commercio. I timori di Roma e Tokyo e il segnale a Cina (e Usa)

Il bilaterale con la premier giapponese e gli strappi al protocollo fra torta e "tanti auguri a te" in italiano

Asse Meloni-Takaichi sul libero commercio. I timori di Roma e Tokyo e il segnale a Cina (e Usa)
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di Adalberto Signore nostro inviato a Tokyo

Non c'è solo il formalismo della diplomazia e la tangibilità degli statement congiunti a testimoniare quanto peso Italia e Giappone abbiano dato alla visita di Giorgia Meloni a Tokyo, la prima di un leader europeo da quando, ormai tre mesi fa, Sanae Takaichi è diventata premier. Contano, infatti, anche le inevitabili affinità tra due prime ministre che vantano lo stesso invidiabile record, quello di essere le prime donne a guidare i rispettivi Paesi, le uniche a sedere oggi al tavolo del G7. Tutte circostanze che inevitabilmente avvicinano, come testimonia la sintonia tra le due durante la visita della premier italiana al Kantei, residenza del capo del governo nipponico. Iniziata come vuole il protocollo con i rispettivi inni nazionali e terminata con un pranzo suggellato da una torta per il 49esimo compleanno di Meloni, con Takaichi che a intonare in italiano "tanti auguri a te".

Nella seconda tappa della missioni in Asia che dopo un passaggio in Oman oggi la vedrà arrivare in Corea del Sud, Meloni da una parte sottoscrive la dichiarazione che eleva il rapporto tra i due Paesi a "partenariato strategico speciale" e dall'altra ribadisce la necessità di "riaffermare il legame storico di amicizia e collaborazione tra Giappone e Italia" che "sono uniti da un fermo impegno a tutelare l'ordine internazionale basato sullo Stato di diritto e a promuovere pace, prosperità e stabilità a livello globale".

Nei 16 punti della dichiarazione congiunta, le due premier sottolineano l'auspicio per una soluzione dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente e la loro soddisfazione per la collaborazione nel campo della difesa e "i progressi del Global combat air programme (Gcap), volto allo sviluppo congiunto con il Regno Unito di un caccia di nuova generazione" atteso in pista per il 2035.

Quello che salta più agli occhi, però, è il punto 6, dove Italia e Giappone sottolineano l'importanza di "garantire un ordine economico libero ed equo" ed esprimono "grave preoccupazione per tutte le forme di coercizione economica, per l'uso di politiche e pratiche non di mercato e per l'imposizione di restrizioni all'export che interrompono le catene globali di approvvigionamento di beni e componenti chiave e causano altre distorsioni di mercato, inclusa la sovraccapacità". Un affondo riservato soprattutto alla Cina, i cui rapporti con il Giappone sono sempre più tesi dopo le recenti esercitazioni militari cinesi davanti a Taiwan. Ma che - non essendoci nel testo dello statement ufficiale un riferimento esplicito alla concorrenza sleale e predatoria di Pechino - fa pensare anche alle dinamiche che hanno caratterizzato le mosse di politica estera della Casa Bianca da quando Donald Trump è ritornato presidente. A partire dai dazi.

Quando la notizia rimbalza sui siti italiani, da Palazzo Chigi fanno però sapere che si tratta di considerazioni legate al quadro geopolitico asiatico. Anche se resta il giallo di un riferimento così generico su un documento congiunto limato e controlimato per settimane dagli sherpa, circostanza che inevitabilmente allarga il ragionamento oltre l'Indo-Pacifico. Di certo, questa mattina sarà Meloni a chiarire la questione nel punto stampa in programma all'ambasciata italiana a Tokyo prima dell'incontro con i vertici di diverse multinazionali nipponiche.

Una visita, quella in Giappone, che si conclude con un rinsaldato legame tra Roma e Pechino, sancito anche dalla premier Takaichi che in più di un occasione ha rotto il rigido protocollo a cui i giapponesi per cultura innata non si sottraggono quasi mai. Lo ha fatto con la torta e il "tanti auguri a te", intonato alla fine del pranzo ma già anticipato a favore di telecamere durante le dichiarazioni alla stampa. D'altra parte, solo pochi giorni fa Takaichi ha dato dimostrazione di essere piuttosto restia a seguire schemi rigidi, tanto che ha chiuso il primo giorno del vertice Giappone-Corea del Sud suonando la batteria insieme al presidente sudcoreano Lee Jae-myung a ritmo di Golden del film d'animazione K-pop Demon Hunters e Dynamite dei BTS, musica che risuona spesso in casa Meloni visto che la figlia Ginevra - che l'ha accompagnata in questa trasferta - ne è fan.

Come pure la premier non ha nascosto la sua passione per il mondo dei manga giapponesi, nota al punto che i media nipponici (ieri Japan Forward) hanno ricordato come Meloni sia sta "influenzata" da "serie come Lupin III e Capitan Harlock".

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